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Quale futuro per questa Europa? Unione o disgregazione. E intanto a tre mesi da Brexit, Londra programma il suo futuro.

Sono passati tre mesi dall’uscita del Regno Unito dall’Europa e i temi da affrontare sono ora legati alle modalità di separazione di Londra dall’Unione con conseguente rielaborazione di nuovi trattati con gli stati membri. Una cosa è certa, gli inglesi, a ragione, cercheranno di negoziare accordi favorevoli ai loro interessi essendo ora sguinzagliati da ogni logica unitaria. Questione spinosa è la tematica legata all’immigrazione, tema cardine della campagna elettorale pro-exit; attenzione comunque perché se finisce la libera circolazione dei cittadini europei in Gran Bretagna non sarebbe moralmente concepibile la continuazione del mercato unico come giustamente afferma il presidente della UE.

Sulla questione il governo May è apparso spaccato, con la premier che vorrebbe il regno all’interno del mercato unico e il ministro Davis pronto a lasciarlo senza troppi rimpianti. Di fatti gli inglesi hanno già autonomamente avviato trattative di politica commerciale con Australia, India, Messico, Singapore e Corea del Nord anche se formalmente il Regno Unito ancora non potrebbe in quanto parte dell’UE. L’assurdo è che gli inglesi prendono tempo circa l’uscita; formalmente infatti tocca a Londra avviare il l’iter burocratico e anche su questo il fronte franco-tedesco sembra spaccato con Berlino pronta a promuovere una linea più attendista e Parigi che preme per accelerare la fuoriuscita di Londra.

Dal punto di vista economico, poi, il cataclisma economico preconizzato prima del voto, non ha avuto luogo, almeno per il momento grazie anche alle misure varate dalla Banca d’Inghilterra e dalla Banca centrale europea che hanno avuto l’effetto di limitare l’impatto di Brexit sui mercati. Al contrario, la svalutazione della sterlina ha ridato fiato alle esportazioni vedi servizi, mercato automobilistico e turismo, settori che hanno beneficiato maggiormente del voto su Brexit.

I dati economici sono tutt’altro che stabili però. Dal crollo dell’1.7% delle transazioni immobiliari rispetto a luglio 2015 (-1,7%) alla brusca frenata nelle attività di fusioni e acquisizioni. Anche nel settore finanziario sembrano esserci delle flessioni, si registra infatti un calo del 10% di nuovi assunti da tre mesi a questa parte. Uno sfondo poco chiaro quello del futuro inglese cosi come quello dell’UE che sembra tutto meno che unita sulle tematiche vitali del nostro tempo. Da una parte la Germania padre padrone, dall’altra la Francia in mezzo alla volontà di assecondare i vicini tedeschi e allo stesso tempo favorevole a una riduzione di questa austerity che per gran parte dei paesi europei è un forte freno allo sviluppo;  poi c’è l’Italia, la seconda potenza industriale dall’Unione che data la posizione geopolitica è un punto di forza che pretende risposte circa i temi della sicurezza delle frontiere, la crescita e impiego per mezzo di nuove idee di sviluppo digitale e infrastrutturale che soprattutto al centro sud sono una vitale esigenza.

Le priorità dell’Europa emerse dal vertice sono in primo luogo “la sicurezza, che è prima di tutto la protezione delle frontiere” e in secondo luogo “crescita e impiego, tramite strategie” per lo sviluppo di “digitale e infrastrutture”. Su entrambi i fronti Renzi non le manda a dire: “Così come i Paesi devono rispettare le regole del deficit, allo stesso modo si devono rispettare altre regole, come quella sul surplus commerciale”. A prescindere da Renzi, dalle osservazioni circa i timidi passi fatti verso nuove idee per la crescita, dalla soluzione gravissima degli immigrati che certamente non possono essere accolti solo dall’Italia, il fatto concreto è che questa Unione deve veramente cominciare ad ascoltare le esigenze dei popoli che la compongono altrimenti l’esempio di Brexit prevarrà in altre realtà geografiche nazionali ponendo fine a quella unità idealmente e strategicamente vitale per la pace, la prosperità e lo sviluppo.

 

 

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Scritto da su 26 settembre 2016. Archiviato in About Italy, Attualità, Conoscere Londra, Economia, In Evidenza, Italiani a Londra, London News, Politica. Puoi seguire le risposte a questo articolo tramite RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

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