La produzione di plastica, che ammonta a 460 milioni di tonnellate annue, è al centro dei negoziati ONU avviati ieri in Corea del Sud. I rappresentanti di 178 Paesi si sono dati appuntamento con l’obiettivo di definire un limite massimo alla produzione globale di plastica entro la fine della settimana.

In Corea del Sud attivisti formano la scritta “No Plastic” sulla sabbia



Se non si raggiungerà un accordo su un limite, i paesi potrebbero comunque stabilire norme più severe per il riciclo, il riutilizzo e la lotta contro i prodotti monouso. In caso di ulteriori difficoltà, si auspica almeno una restrizione delle 4.200 sostanze chimiche tossiche spesso utilizzate come additivi nella produzione di plastica.

«Questa conferenza rappresenta un’azione collettiva contro una minaccia esistenziale», ha avvertito Luis Vayas Valdivieso, il diplomatico ecuadoriano che presiede le discussioni. «Il fallimento non è contemplabile», ha aggiunto Inger Andersen, direttrice del programma ambientale dell’ONU.

Questo è il quinto tentativo di negoziato sulla plastica dall’inizio del 2024 e viene visto come l’ultima chiamata.

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Le posizioni dei vari Paesi sono ben delineate. I produttori di petrolio, che forniscono il 90% delle materie prime per la plastica, come Russia e Arabia Saudita, si oppongono a qualsiasi limite alla produzione. L’Arabia Saudita, che esporta il 17% del polipropilene globale, ha posizioni rigide e limita le sue concessioni a incentivi per il riciclo e il riutilizzo.

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Al contrario, Norvegia e Ruanda, insieme ai Paesi africani ed europei, formano “la coalizione degli ambiziosi” e spingono per un limite alla produzione e regole chiare sul destino finale della plastica.

I piccoli stati insulari come la Micronesia, le cui coste sono deturpate da rifiuti di plastica, si sono uniti agli ambiziosi. Ogni anno, 20 milioni di tonnellate di plastica finiscono nell’ambiente e impiegano secoli per degradarsi.

Microplastiche sono state trovate ai poli, nella Fossa delle Marianne, nelle nuvole, nell’acqua potabile e in ogni organo del corpo umano, incluso il cervello.

Recentemente, la Repubblica Democratica del Congo ha sperimentato interruzioni di corrente in molte città a causa di un accumulo di plastica nella principale centrale idroelettrica del Paese.

La “grande isola di spazzatura del Pacifico”, una massa di 100mila tonnellate di plastica frantumata tra Giappone e California, copre un’area tre volte la Francia.

Per contenere questa ondata di plastica, uno studio pubblicato su Science suggerisce quattro azioni: obbligare i produttori a utilizzare almeno il 40% di plastica riciclata, stabilire un limite alla produzione, investire in raccolta e riciclaggio, e introdurre una tassa sugli imballaggi.

La posizione di Cina e Stati Uniti rimane incerta. Gli USA, dopo aver abbandonato la resistenza al limite di produzione nei negoziati precedenti, potrebbero cambiare nuovamente posizione dopo l’elezione del presidente Trump.

«Dopo i fallimenti di due vertici consecutivi, uno in Brasile sulla natura e l’altro a Baku sul clima, Busan rappresenta l’ultima speranza contro l’inazione», ha dichiarato il WWF. Nel discorso di apertura, il ministro dell’ambiente di Seul ha esortato: «Dobbiamo eliminare i rifiuti di plastica prima che siano loro a eliminare noi».

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