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Carl Brave svela Roma: “La mia storia tra le ombre notturne e spaventose della città”

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Di Giulia Moretti

Carl Brave: «Racconto la mia storia, in una Roma notturna e spaventosa»

Il cantautore e rapper di Roma presenta il suo ultimo lavoro discografico «Notti Brave Amarcord» e annuncia un tour nei club per ottobre.

Con il suo recente album «Notti Brave Amarcord», in uscita il 25 aprile, Carl Brave esplora le memorie e le esperienze che hanno segnato il suo percorso. «Ho voluto esplorare le radici del mio essere e ho inserito molto del mio vissuto, della mia giovinezza un po’ ribelle — spiega il rapper, che ha 35 anni —. Troverete i ricordi delle amicizie di gioventù, la leggerezza dei vecchi tempi, ma anche episodi più duri».

Una Roma notturna fa da sfondo, «una città che può sembrare spaventosa e insidiosa, ma è autentica, lontana dall’immagine stereotipata del Colosseo», descrive Carl Brave, vero nome Carlo Luigi Coraggio. Alternando rap e canto, le canzoni sono cariche di testi profondi, «un ritorno alla genuinità delle origini», afferma. «Contrasto la tendenza attuale di ciò che è popolare, e sono consapevole che probabilmente non raggiungerò la vetta delle classifiche, ma non importa, l’album è nato per essere qualcosa di personale».

Il suo maggiore timore, continua, «è che il pubblico non dedichi il tempo necessario ad ascoltarlo come si dovrebbe, ovvero più volte e con attenzione, come si faceva una volta. Oggigiorno escono tantissimi brani ogni giorno e abbiamo perso l’abitudine di concentrarci veramente su qualcosa».

In alcuni pezzi, inoltre, utilizza l’Intelligenza Artificiale: «Ho sperimentato trasformando la mia voce in una voce femminile — spiega —. Penso che debba essere utilizzata, se può essere di aiuto, perché comunque non scomparirà. Ma è necessaria una regolamentazione, mi preoccupa che si possano creare intere canzoni con l’AI e che queste diventino così perfette da non essere più riconoscibili».

Carl Brave sarà in tour nei club a ottobre e non esclude la possibilità di partecipare a Sanremo in futuro: «Ormai è una vetrina importante, offre una grande spinta, permettendo poi di esibirsi in palazzetti o stadi». Tuttavia, riconosce anche i rischi di concerti così grandi: «Alcuni artisti non calcolano bene le loro possibilità e falliscono. Si dovrebbe arrivare a questi palcoscenici solo dopo una lunga gavetta, che oggi sembra essere scomparsa».

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