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JJ dall’Austria trionfa a Eurovision 2025: Una voce incantevole conquista Basilea!

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Di Giulia Moretti

JJ dall'Austria vince Eurovision 2025: la voce che ha incantato Basilea

Il giovane di 24 anni ha trionfato con il brano «Wasted Love» alla 69esima edizione del Eurovision Song Contest

L’Eurovision Song Contest rimane una vetrina eccellente per le voci che mescolano pop e opera. Quest’anno, dopo il successo dello svizzero Nemo, è stato il turno di JJ, il ventiquattrenne viennese Johannes Pietsch, che ha conquistato il primo posto con «Wasted Love». Nato nelle Filippine, cresciuto a Dubai e ritornato in Austria all’età di 16 anni, il controtenore si distingue per un falsetto che raggiunge tonalità tipicamente femminili, superando l’israeliana Yuval Raphael, favorita dal televoto, e l’estone Tommy Cash, famoso per «Espresso Macchiato».

Lucio Corsi si classifica quinto, portando a casa i complimenti di Ed Sheeran per una canzone che brilla per testi, riferimenti e lirismo. Il motto dell’Eurovision è «United by Music», uniti dalla musica, ma la realtà spesso racconta un’altra storia, non priva di rivalità e alleanze tra le delegazioni che influenzano la votazione. Anche quest’anno la partecipazione di Israele ha creato divisioni: Yuval Raphael, sopravvissuta all’attacco di Hamas del 7 ottobre, è stata oggetto di fischi in ogni sua apparizione.

Anche nell’ultima serata Yuval è stata accolta da fischi dalla platea della St. Jakobshalle, mentre, secondo alcuni media israeliani, la sicurezza ha sventato due tentativi di irruzione sul palco. Contemporaneamente, nel centro della città, si sono verificati scontri tra la polizia e manifestanti pro-palestinesi. La televisione pubblica irlandese ha recentemente sollecitato l’Eurovision a rivedere la partecipazione di Israele in futuro, analogamente a quanto accaduto con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, sostenendo che Tel Aviv non rispetta la neutralità richiesta dal regolamento dell’evento. Questo ha causato tensioni anche con la Spagna, che è stata minacciata di sanzioni punitive se avesse continuato a commentare la situazione di Gaza durante l’evento.

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L’unico vero momento di unione è stata la sfilata delle bandiere che ha inaugurato la finale. Gabry Ponte ha portato quella di San Marino, vestendo un completo tricolore: giacca verde, maglietta bianca e pantaloni rossi. Nonostante il vento del nazionalismo soffi forte, la musica continua a essere un terreno dove identità e confini si fondono: quest’anno, al contest, si sono ascoltate 20 lingue diverse, un record da quando è stato rimosso l’obbligo di cantare nella propria lingua.

I favoriti svedesi sono stati sconfitti, il trio comico KAJ non ha convinto con il loro pezzo sulle gioie della sauna. Niente da fare anche per la Francia, che non vince da 49 edizioni: la ballata di Louane non ha colpito nel segno. Tra gli esibizioni più eccentriche, quella della finlandese Erika Vikman con «Ich Komme», un brano che gioca con doppi sensi piuttosto espliciti. La competizione ha visto anche momenti di forte contaminazione etnica, con alcuni artisti che hanno mescolato ritmi dance a strumenti folk.

Molti italiani hanno partecipato alla gara, tra cui Michelle Hunziker che ha presentato l’evento insieme a Hazel Brugger e Sandra Studer. Purtroppo, la sua esibizione di «Nel blu dipinto di blu» è stata programmata durante una pausa pubblicitaria.

Il vero spettacolo rimane il sistema di voto: 45 minuti di cambi di posizione, sorpassi e colpi di scena, un turbine di emozioni. Un sistema che il Festival di Sanremo farebbe bene a imitare.

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