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Sorrentino vuole De Niro per il suo nuovo film: “Il più grande attore vivente”

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Di Giulia Moretti

Sorrentino al Giffoni: «Farei un film con De Niro, è il più grande attore vivente»

Dal Giffoni Film Festival

Il celebre regista ha risposto alle domande poste da un gruppo di giovani giurati. «In gioventù ero affascinato dal passato, adesso mi focalizzo sul futuro».

DA UNA NOSTRA INVIATA a Giffoni
«Apprezzo i complimenti. Cerco di apparire modesto, ma in realtà mi piacciono». Paolo Sorrentino scherza così, accolto calorosamente da 700 dei 5.000 giovani giurati della 55ª edizione del festival di Giffoni, che attendono di interrogarlo. L’autore è presente per ricevere un riconoscimento intitolato a François Truffaut, istituito dal fondatore Giuseppe Gubitosi, e per consegnare a sua volta un premio a Claudio Andrea Gemme, ad di Anas, per il progetto “Drive the Change”, dedicato alla sicurezza stradale e alla formazione dei giovani. Il suo ultimo lavoro, La Grazia, che concorrerà a Venezia, non sembra suscitare la curiosità dei ragazzi, cosa che sorprende un po’ il regista. «Se fosse qui il mio mentore Antonio Capuano, vi incoraggerebbe a fare le domande che realmente desiderate fare», li provoca senza successo.

Recentemente, Toni Servillo, che ha lavorato con Sorrentino per la settima volta in L’uomo in più del 2001, ha parlato brevemente dell’atmosfera sul set durante le riprese. «Durante le riprese dell’ultimo film, mi sembrava di essere al primo o al secondo film», ha detto l’attore, più espansivo sul suo rapporto con Sorrentino. «Cosa rende unica la nostra collaborazione? È un mistero, non abbiamo risposte, anche se ci divertiamo a non averne. Se ci sarà un ottavo film, continueremo con questo mistero. Un produttore amico ci ha fatto notare quanto ci siamo stati di reciproco aiuto, sottolineando la nostra profonda connessione umana. Devo molto a Paolo, e lui deve molto a me», conferma Sorrentino. «È tutto vero. Cerco di rispondere in modo diverso da Toni, ma concordo con quanto ha detto: lui è una persona che mi trasmette grande tranquillità».

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Alla domanda di un giovane che menziona Scorsese e chiede se desidererebbe lavorare con Robert De Niro, e quando, Sorrentino risponde con una battuta. «Spero non fra troppo tempo, dato che ha già 80 anni. Non conosco alcun regista che non vorrebbe girare un film con lui, è il più grande attore vivente». Il tema di quest’anno del festival è «Becoming Human». A proposito di questo, Sorrentino commenta: «Osservo la vita e ciò che non mi piace lo trasformo a mio modo nei miei film. Non so se questo significa fare arte». Il suo consiglio è di rallentare, non solo in auto. «Significa dedicare più tempo alle cose importanti, imparare a distinguere l’essenziale dall’inessenziale». Nonostante sia visto come un cantore della malinconia, nei suoi ultimi due film, È stata la mano di Dio e Parthenope, ha messo al centro due giovani, gli fanno notare. «È una curiosa inversione: da giovane ero affascinato dal passato, ora il futuro mi interessa di più. È una fase della vita, mi sono stancato di essere malinconico, mi preoccupo del futuro, mio e dei miei personaggi».

Qualcuno chiede del suo approccio tecnico: come crea l’effetto visivo che trasmette una sensazione di magia? «Ci sono alcuni trucchi che non vi rivelerò. Come Silvan, neanche lui li svela». Sorrentino spiega che il cinema «è l’arte della concentrazione». Ma sostiene anche il valore creativo della menzogna. «I blocchi creativi? Mi capitano molto spesso, soprattutto sul set quando cinquanta persone mi attendono per le indicazioni. Li supero fingendo di sapere cosa fare. La creatività spesso nasce da una bugia che si rivela essere una verità, ma questo non accade nella vita reale». Infine, non può mancare una domanda su Napoli. «Ho girato due film lì: tutto ciò che avevo da dire, l’ho detto. La grande risorsa di Napoli è la sua capacità di cambiare e, allo stesso tempo, di rimanere fedele a sé stessa. Cambia senza cambiare, un po’ come faceva la Democrazia Cristiana anni fa».

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