Dopo essere stato costretto a patteggiare nel caso Mose su suggerimento di Ghedini, e senza mai essere stato interrogato da Nordio, l’ex presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, si confessa in un’intervista a Report, affermando di aver dovuto mentire nel caso Ruby per proteggere Silvio Berlusconi.

Il caso Mose

Nel 2014, dopo aver trascorso 78 giorni in carcere, Galan, ex governatore del Veneto, accettò di patteggiare una pena di due anni e dieci mesi, accusato di aver ricevuto tangenti dal Consorzio Venezia Nuova, responsabile del progetto Mose. L’inchiesta era coordinata dall’allora procuratore aggiunto e attuale ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Oggi, Galan, che ha ricoperto ruoli di spicco nella politica italiana come manager di Publitalia, deputato, senatore e ministro nei governi Berlusconi, vive ritirato in una tenuta sulle colline Berici, appartenente a suo fratello, ammettendo che senza di lui “sarei finito sotto un ponte”.

Nessun interrogatorio

Durante l’intervista, Galan rivela: “Ero a un passo dal suicidio” e prosegue dicendo “quello che mi ha distrutto è stata l’ingiustizia subita senza potermi difendere. Non ho mai parlato con un magistrato”. Alla domanda su un possibile dialogo con Nordio, Galan risponde: “Non sono mai stato interrogato”. Sulla decisione di patteggiare, spiega: “Avevo una figlia di sette anni. Mi fu chiaramente detto che, se non avessi patteggiato, mi avrebbero tenuto in carcere altri sei mesi. Avrebbero certamente emesso una condanna, quindi, cosa potevo fare? Firmai”. A una domanda specifica di Report su Nordio, Galan risponde: “Era il capo”.

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I nomi non rivelati

Nell’intervista, riferendosi a Nordio, Galan afferma: “Lo ricordo sempre elegante e presente alle cene e feste importanti del Veneto. Perché mi ha incarcerato? Per usare il carcere come strumento di costrizione al patteggiamento, questa è la verità. E dico, questo è un garantista?”. “Non mi hanno interrogato, chissà, avrei potuto rivelare qualcosa di interessante” e riguardo all’ipotesi di rivelare altri nomi, aggiunge con certezza: “Li avrei certamente fatti” e indica che fu Ghedini a consigliargli di patteggiare.

Ho mentito per Berlusconi

“Serviva un capro espiatorio che non implicasse i vertici romani. Era meglio sopire tutto. Era anche il periodo del caso Ruby di Berlusconi”. E Berlusconi lo aiutò? “Certo, ho reso falsa testimonianza. L’ho ammesso apertamente… Ho detto a una Boccassini incredula che avevo sentito Berlusconi parlare con Mubarak di una certa Ruby che era marocchina e non egiziana, ma era falso”. Sul motivo di tale azione, aggiunge: “Perché era Berlusconi, l’uomo a cui devo tutto nella vita”. E all’intervistatore che gli ricorda che Berlusconi aveva dato 200 mila euro a sua moglie mentre lui era in carcere, risponde: “Duecentomila, trattava meglio le olgettine che non uno che ha lavorato 37 anni per lui”.