Uno dei principi essenziali del servizio pubblico è l’impossibilità di utilizzare le risorse per fini personali: i vertici della Rai hanno forse dimenticato questo aspetto?
Mi interrogo sempre più spesso se Giampaolo Rossi, direttore generale della Rai, i membri del consiglio di amministrazione temporaneamente presieduti da Antonio Marano, che ha scoperto solo dopo l’assunzione del genero in Rai-Pubblicità, Barbara Floridia, presidente della Commissione di Vigilanza, e i suoi collaboratori, abbiano ancora presente il significato di servizio pubblico. Potrebbero affermare che il servizio pubblico implica una missione di interesse generale per la Rai, che non si limita alla produzione di programmi per il profitto, che deve essere garantito il pluralismo e che l’informazione deve aderire a standard di obiettività, integrità e correttezza. Tuttavia, sembrano aver dimenticato che un principio fondamentale del servizio pubblico è la proibizione di utilizzare i mezzi per scopi personali. Mercoledì, il programma «Ore 14» è stato trasmesso solo per 23 minuti e non in diretta perché il presentatore Milo Infante doveva partecipare a un’udienza a Caltanissetta, dove è accusato di diffamazione nei confronti dei pm di Marsala, incaricati delle indagini sul caso di Denise Pipitone.
Infante avrebbe potuto semplicemente spiegare brevemente la situazione, e tutti avremmo sperato per lui una risoluzione positiva del caso. Invece, ha passato molto tempo a fornire la sua versione dei fatti, in collegamento con la signora Pipitone, dicendo: «Con la Rai abbiamo sempre condiviso tutto con voi telespettatori, continueremo a farlo anche durante il processo», ha raccontato Infante. «Vi posso dire che nel novembre 2021, Angelo Maria Perrino, direttore del giornale “Affari italiani”, aveva annunciato qui in studio che il suo giornale stava indagando su delle intercettazioni importanti relative al caso Pipitone, che poi sono scomparse». Ha poi continuato con altre spiegazioni dettagliate, concludendo: «Successivamente, tre magistrati si sono sentiti diffamati. Un procuratore ha chiesto l’archiviazione due volte, ma è stata rifiutata altrettante volte, la seconda delle quali ha portato a un’imputazione coatta. Oggi non possiamo dirvi molto, l’appuntamento con la verità è solo rimandato». Rimandato? Esiste ancora un Codice Etico in Rai?
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Giulia Moretti, esperta dei mondi culturali e del cinema, condivide approfondimenti esclusivi sulle celebrità e sui retroscena dello spettacolo italiano.
