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Plan de Corones sotto attacco: ambientalisti chiedono stop a nuovi impianti

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Di Elio Ferri Elio

Alto Adige, la rivolta degli ambientalisti: “Basta piste da sci sul Plan de Corones”

Il progetto chiamato Plan de Corones 1+2 torna a sollevare tensioni: la proposta prevede la realizzazione di una nuova pista sul versante nord della montagna e nelle ultime settimane associazioni e comitati hanno rilanciato dubbi e contestazioni. Perché la vicenda conta oggi? Perché tocca aspetti ambientali, rischi idrogeologici e la tenuta di un modello turistico già sotto pressione dal cambiamento climatico.

La pendenza settentrionale del Plan de Corones è teatro di una proposta di ampliamento degli impianti sciistici che, se realizzata, modificherebbe l’assetto della zona con nuovi tracciati e opere accessorie. Sul fronte opposto, diverse organizzazioni civiche e ambientaliste sostengono che i possibili effetti — dalla perdita di habitat alla maggiore erosione — siano sottovalutati dai promotori dell’intervento.

Il confronto tra proponenti e oppositori riguarda punti tecnici ma anche valori. Le amministrazioni e gli operatori turistici vedono nella pista un’opportunità per attrarre visitatori e prolungare la stagione invernale; le associazioni chiedono invece garanzie su monitoraggi, misure di compensazione e una valutazione rigorosa degli impatti.

Tra le criticità sollevate dalle organizzazioni ci sono:

  • possibile aumento dell’erosione del suolo e modifiche ai ruscelli e ai bacini idrici;
  • perdita o frammentazione di habitat per specie alpine sensibili;
  • maggiore esposizione a fenomeni di instabilità del terreno e valanghe in caso di lavori mal calibrati;
  • impatto paesaggistico su aree oggi relativamente integre, con riflessi anche sul valore turistico a lungo termine;
  • costi e sostenibilità dell’innevamento artificiale in un contesto climatico in mutamento.

Dal punto di vista procedurale, la realizzazione di una pista in ambiente montano richiede una serie di passaggi: studi di impatto ambientale, autorizzazioni idrogeologiche, consultazioni pubbliche e, spesso, prescrizioni per mitigare gli effetti delle opere. Le associazioni che si oppongono minacciano ricorsi amministrativi se non verranno soddisfatte richieste di trasparenza e approfondimenti tecnici.

Non tutte le questioni, tuttavia, sono di semplice lettura: i sostenitori ricordano che interventi ben progettati possono creare posti di lavoro stagionali, sostenere le economie locali e migliorare l’accessibilità per escursionisti e sciatori. Il nodo rimane il bilanciamento tra sviluppo economico e tutela degli ecosistemi.

Per il lettore che vive o frequenta la zona, le conseguenze pratiche sono concrete: nuove piste possono cambiare i flussi turistici, alterare la fruizione degli spazi aperti e incidere su rischi locali come frane o cambi di corso delle acque. Chi possiede attività ricettive, percorre i sentieri o segue politiche ambientali locali dovrebbe seguire l’iter e gli eventuali esiti delle autorizzazioni.

Quali scenari sono possibili nelle prossime fasi?

  • Approvazione con condizioni: lavori realizzati dopo prescrizioni stringenti e monitoraggi;
  • Sospensione o modifica del progetto: integrazioni agli studi e ridimensionamento degli interventi;
  • Impugnazione giudiziaria: ritardi e possibili annullamenti in caso di vizi procedurali o insufficiente valutazione ambientale.

In assenza di documenti pubblici completi in questa sede, resta cruciale la partecipazione civica alle consultazioni e la richiesta di dati tecnici aggiornati. L’equilibrio tra conservazione e sviluppo montano non è solo una questione locale: riflette decisioni che molte comunità alpine stanno affrontando in Europa, sotto la pressione del turismo e dei cambiamenti climatici.

Osservare l’evoluzione del dossier nei prossimi mesi sarà utile per comprendere se il progetto andrà avanti così com’è, sarà ritoccato o subirà battute d’arresto. Per ora, la controversia mantiene alta l’attenzione su temi di responsabilità ambientale, sostenibilità economica e sicurezza della popolazione montana.

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