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Deva Cassel delude nel “Gattopardo” di Netflix: Aspettative infrante!

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Di Giulia Moretti

Deva Cassel, Angelica deludente nel «Gattopardo» di Netflix

Si prevede che la nuova versione de “Il Gattopardo” realizzata da Netflix, scritta da Richard Warlow e Benji Walters e diretta da Tom Shankland (con due episodi diretti da Giuseppe Capotondi e Laura Luchetti), genererà molte discussioni. Il confronto con il film di Luchino Visconti del 1963, che sollevò molte controversie ideologiche per il suo “tradimento del realismo critico”, è obbligatorio e al tempo stesso spietato, specialmente riguardo al cast e all’eleganza che Visconti sapeva impregnare nelle sue opere come maestro decoratore.

Lasciarsi alle spalle Visconti, dimenticare Burt Lancaster, Alain Delon e Claudia Cardinale. Questo è l’unico modo per approcciarsi a questa miniserie di sei episodi. Non è chiaro se esista un “canone Netflix” definito da qualche algoritmo o se prevalga semplicemente un forte orientamento verso il mercato internazionale, ma questo “Gattopardo” condivide toni e linguaggi con altre produzioni come “La regina Carlotta”, “L’imperatrice”, “Gli ultimi zar” e “Bridgerton”, ricordando forse più di tutti “I leoni di Sicilia”. L’intento sembra non essere quello di narrare un episodio storico italiano, come lo sbarco dei garibaldini in Sicilia o il conflitto tra i grandi proprietari terrieri siciliani e gli ideali rivoluzionari, ma piuttosto di esplorare le dinamiche familiari di una società al crepuscolo.

Conservando il fascino di Kim Rossi Stuart e la marcata caratterizzazione di Don Calogero Sedara, sindaco di Donnafugata (interpretato da Francesco Colella), il contadino astuto e malvagio che si arricchisce attraverso l’usura (il più contemporaneo di tutti), il personaggio più intrigante risulta essere Concetta, figlia di Don Fabrizio (interpretata da Benedetta Porcaroli). Un personaggio marginale nel romanzo (la cugina ingenua abbandonata da Tancredi), diventa qui il fulcro della narrazione, l’occhio attraverso il quale possiamo comprendere il pessimismo radicato del Gattopardo e il decadente sfarzo di quella nobiltà. Molto deludente, invece, l’interpretazione di Deva Cassel nel ruolo di un’Angelica priva di fascino e per di più, quando appare il principe di Salina, non si può certo dire “Fate passare il Gattopardo”!

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