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Gluck e Piccinni riaccendono la rivalità: nuova produzione scuote il pubblico

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Di Giulia Moretti

«Piccinni e Gluck, rivalità in scena»

Un monologo teatrale riaccende una rivalità che fece discutere l’Europa del Settecento e mette in luce nodi ancora attuali: la tensione tra consenso e dissenso nell’arte. La nuova pièce di Valerio Cappelli, interpretata da Sergio Rubini con musica dal vivo, debutta il 28 aprile a Bari e promette di tornare a far parlare di compositori che influenzarono la scena operistica europea.

Lo spettacolo racconta la sfida artistica tra Niccolò Piccinni e Christoph Willibald Gluck, due figure centrali della storia musicale che, pur operando nello stesso periodo, incarnarono visioni estetiche contrapposte. L’esito di quella contesa segnò non solo la carriera dei protagonisti, ma anche il modo in cui il pubblico e i teatri percepivano l’innovazione musicale.

Un successo oltre confine

Piccinni, nato nel 1728, ottenne un successo travolgente con opere come La Cecchina, ossia La buona figliola, scritta su libretto di Carlo Goldoni negli anni Sessanta del Settecento. La piece vinse il favore di platee europee e arrivò addirittura alla corte imperiale cinese e alle sponde americane, segno di una circolazione culturale più ampia e rapida di quanto si immagini per quell’epoca.

Storici della musica sottolineano che, per un periodo, le sue opere furono rappresentate con frequenza superiore persino rispetto a quelle di autori come Mozart, un dato che oggi sorprende chi non ha familiarità con il panorama operistico del tempo.

La «Querelle» di Parigi

Al centro della polemica parigina si collocò la rivalità su titoli sacri al repertorio, tra cui versioni di Ifigenia in Tauride. Il confronto tra sostenitori delle due scuole — i «gluckisti» e i «piccinnisti» — trasformò la scena musicale in campo di battaglia culturale, influenzando recensioni, abbonamenti e la programmazione dei teatri.

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Per gli addetti ai lavori quella disputa non fu solo un confronto estetico: contribuì a disegnare i confini del moderno pubblico teatrale e la funzione dell’opera come luogo di confronto pubblico.

Il progetto teatrale

La drammaturgia è firmata da Valerio Cappelli, mentre l’interpretazione è affidata a Sergio Rubini, che porta in scena un monologo supportato dal clavicembalista Gaetano Magarelli e da un apparato fotografico. L’approccio punta a restituire la tensione interiore dell’artista che insegue un modello—e della figura che vi resiste—più che a proporre una biografia convenzionale.

Rubini definisce il lavoro come un’indagine sulle dinamiche dell’inseguimento artistico: dietro ogni opera c’è sempre un confronto, uno spazio di competizione che spinge alla sperimentazione e alla trasformazione.

Evento Luogo Data
Prima assoluta di “Piccinni e Gluck, una corona per due” Teatro Piccinni, Bari 28 aprile (anno corrente)
Replica estiva Ravello Festival, Salerno 29 luglio (anno corrente)
Allestimento previsto all’Opera Opera di Roma Aprile 2027

Cosa rimane per oggi

Lo spettacolo arriva in un momento in cui si dibatte molto sul ruolo del consenso nelle arti: la vicenda storica di Piccinni e Gluck ricorda che la controversia è spesso il motore del cambiamento artistico. Il confronto tra scuole e gusti non è mera disputa di retroguardia, ma segnale di vivacità culturale.

  • Per gli spettatori: un’occasione per riscoprire un capitolo poco noto della musica europea.
  • Per gli appassionati di storia: un esempio concreto di come teatranti e impresari manipolassero l’opinione pubblica.
  • Per chi lavora in cultura: uno spunto sul valore della dissenso creativo rispetto all’omologazione.

L’allestimento di Cappelli e la lettura di Rubini cercano quindi di connettere passato e presente, mostrando come le tensioni artistiche del Settecento continuino a parlare alle dinamiche culturali contemporanee.

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