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Nicole Kidman esplode: “Donne nel cinema ancora sottovalutate”: esige più sostegno!

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Di Giulia Moretti

Nicole Kidman: «Le donne al cinema vanno aiutate e sostenute, la situazione è migliorata ma ancora troppo poco»

La celebre attrice australiana, accolta tra clamori, ha discusso e ricevuto un riconoscimento durante l’evento Women in Motion: «Per “Baby Girl” sono stata premiata a Venezia e Tik Tok è stato cruciale per il debutto negli USA»

«Con calma, con calma», suggerisce invano un addetto alla sicurezza. Nicole Kidman è presente alla serie di conferenze Women in Motion, che include anche un premio, e tratta del ruolo delle donne nell’industria cinematografica. È un argomento che l’attrice australiana ha a cuore da tempo, impegnandosi come attrice e produttrice in progetti con una prospettiva femminile. «Hai lavorato con 27 registe finora», osserva la moderatrice, arrotondando per eccesso. Nel frattempo, come è usuale a Cannes, la folla si fa più densa, con un’aggiunta di gridolini eccitati. «È così magra», commenta una collega vicino a noi.

Qui Nicole, con il suo viso di porcellana,
indossa jeans neri e un giubbotto di pelle abbinato, chiuso con gancetti, un look scuro e capelli biondi fluenti, con tacchi alti che la elevano oltre la sua altezza naturale di 1,80 metri, e chissà quanto ciò abbia fatto soffrire il suo ex marito, il piccolo atleta Tom Cruise, che si è materializzato a sorpresa al festival con un vecchio film di Mission Impossible, quasi sfiorandole la spalla. Nicole scende rapidamente dal piedistallo delle celebrità. Fuori, i suoni di trombe e piatti di una banda risuonano lungo la Croisette. «Non avevano detto che ci sarebbe stata una parata per la nostra conversazione», scherza la diva.

Quindi, una donna discute delle donne nel cinema per circa venti minuti. Nicole, che è stata a Cannes molte volte e ricorda ancora il rumore insolito di “Moulin Rouge”, proviene da una generazione di donne con poche opportunità, in cui a 50 anni si era praticamente finite. «C’è ancora una così grande disparità nelle opportunità, le cose sono cambiate ma lentamente, nel 2017 a Cannes le registe erano solo il 4 percento, ora sono il 13.6, ancora troppo poco». Come possiamo cambiare questa situazione e aumentare la percentuale? «Ci sono molti modi, supportando talenti non ancora scoperti, trovando mentori, fornendo supporto finanziario, bisogna lavorare con dedizione e a lungo termine, e permettere alle donne di esprimersi al meglio, con uno sguardo aperto a nuovi orizzonti». Non si sente una star, apprezza più l’aspetto creativo nel creare un personaggio, «mi concentro sulle emozioni e ogni volta che affronto una sfida voglio superare me stessa».

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Dichiara di amare «sperimentare, muovermi su territori rischiosi, andare ai confini, non voglio essere limitata nella creatività, non voglio sentirmi al sicuro, adoro il rischio». In questo percorso di femminilità cita “Baby Girl”, il thriller erotico della regista olandese Halina Reijn con cui ha vinto la Coppa Volpi come migliore attrice all’ultima Mostra di Venezia, riguardante una donna matura, manager di successo, con desideri sessuali e passioni erotiche da esplorare, una narrazione sui pensieri più intimi. «Ci sono molti modi per raggiungere il pubblico, per il lancio di “Baby Girl” abbiamo anche utilizzato Tik Tok, ed è stato essenziale dato che mancavano cinque mesi all’uscita del film negli Stati Uniti».

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