Pilastro del Made in Italy insieme a sua moglie Rosita Jelmini, Ottavio Missoni (1921-2013) era un uomo dalle molteplici sfaccettature: artista, atleta di livello nazionale e patriarca di una famiglia numerosa con tre figli, Angela, Luca, Vittorio, e molti nipoti. La sua vita avventurosa e poliedrica è raccontata nel dettaglio nel libro MISSONI-La grande moda italiana di Massimiliano Capella, edito da Scripta Manent, che si estende su 334 pagine e include 280 immagini tra fotografie e bozzetti dell’artista.
Ottavio Missoni nacque a Ragusa, in Croazia, nel 1921. Già da giovane si distingueva per le sue doti atletiche, entrando nella squadra nazionale nel 1937 e vincendo sette titoli nazionali di atletica leggera. La sua carriera sportiva fu interrotta solo dalla Seconda Guerra Mondiale, che lo vide fronteggiare il conflitto e la prigionia a El Alamein per mano degli inglesi. Dopo la guerra, si trasferì a Trieste e successivamente a Milano, dove continuò a coltivare la sua passione per lo sport e persino partecipò a un fotoromanzo, Cuori nella tempesta. Nel 1947, diventò campione italiano nei 400 metri a ostacoli e l’anno seguente rappresentò l’Italia come portabandiera alle Olimpiadi di Londra, dove incontrò sua futura moglie Rosita.
Tute+scialli=Missoni
Ottavio iniziò la sua carriera imprenditoriale a Trieste con Giorgio Oberweger, progettando tute sportive in lana colorata. Rosita, che lavorava nell’azienda di famiglia produttrice di scialli e biancheria ricamata, si unì a lui dopo il matrimonio nel 1953. Insieme aprirono un laboratorio a Gallarate, gettando le basi per quello che sarebbe diventato il marchio Missoni. La loro unione professionale combinava il talento artistico di lui per il colore e la comodità con l’esperienza produttiva di lei. La loro maglieria divenne ben presto un simbolo distintivo del marchio. Nel 1958, i loro prodotti debuttarono nelle vetrine de La Rinascente sotto l’etichetta Missoni, catturando l’attenzione del pubblico e della critica.
Nel 1966, Missoni fece il suo debutto in passerella a Milano e l’anno successivo sfidò le convenzioni alla Palazzo Pitti con un audace “nude look” che fece scandalo. Nonostante l’imminente clima rivoluzionario del ’68, il marchio guadagnò una fama internazionale, culminata con l’apertura del mercato americano grazie all’incontro con Diana Vreeland, influente direttrice di Vogue America. La produzione si spostò poi a Sumirago, vicino a Varese, dove Missoni consolidò la sua reputazione di eccellenza nel mondo della maglieria.
L’arte della transavanmaglia di Tai
Ottavio coltivava parallelamente la sua passione per i patchwork, esponendoli in gallerie d’arte a partire dal 1975. Queste opere rappresentavano un’integrazione tra arte e moda, un concetto che lui stesso definì “transavanmaglia”. Adriana Mulassano, una critica d’arte autorevole, una volta disse che “quando togli un golf di Missoni, potresti anche incorniciarlo”, segno della profonda interconnessione tra moda e arte nel lavoro di Missoni. Il libro dedica ampio spazio a questa dimensione artistica del designer, con il supporto dell’archivio Missoni e la cura di Luca Missoni.
Il concetto di inclusione culturale e il “villaggio globale” trovava espressione nei suoi patchwork che mescolavano motivi di diverse etnie, un’idea che antecedeva di decenni la tendenza attuale verso la globalizzazione e l’inclusione. E infine, lo zig zag iconico di Missoni, simbolo di movimento nell’op art e distintivo della moda del brand, che zigzagava tra diverse culture. I suoi costumi per la Lucia di Lammermoor del 1983 ne sono un esempio.
Nonostante i successi, la famiglia Missoni fu colpita dalla tragedia nel 2013 con la scomparsa del figlio Vittorio in un incidente aereo. Poco dopo, il 9 maggio dello stesso anno, Ottavio Missoni morì nella sua casa a Sumirago all’età di 92 anni, lasciando un’eredità di creatività e innovazione nel mondo della moda.
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Federico D’Angelo, specialista del benessere e delle tendenze moderne, offre consigli pratici per uno stile di vita equilibrato e ispiratore, adatto alle sfide quotidiane.
