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«Doppio gioco» con Mastronardi e Tortora: Idea brillante, realizzazione deludente!

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Di Giulia Moretti

La serie «Doppio gioco» (con Mastronardi e Tortora): bella l’idea, modesto lo svolgimento

L’incessante diffusione di serie turche da parte di Mediaset sembra averne appannato la capacità di produrre contenuti italiani di qualità. La miniserie “Doppio Gioco”, trasmessa su Canale 5 per quattro serate, non è riuscita a mantenere le aspettative: una storia di spionaggio con una forte componente psicologica e una protagonista femminile fuori dal comune, ambientata nel contesto intrigante del poker. L’idea era affascinante, ma la realizzazione ha lasciato a desiderare.

La protagonista, Daria (interpretata da Alessandra Mastronardi), è una giovane donna con un passato doloroso: ha perso il padre in un tragico incidente quando era bambina, trovandosi sola al mondo insieme al fratello Davide (interpretato da Domenico Diele), ora un avvocato sposato con una moglie poco simpatica. Daria si è trasformata in una sorta di truffatrice, ereditando dal padre la passione per il gioco d’azzardo e le “tecniche del mestiere”, tra cui l’analisi del linguaggio del corpo e la fisiognomia, essenziali per giocare e vincere. Queste abilità però, oggi, la portano a scontare una pena in una comunità, dove svolge lavori socialmente utili all’Aeroporto di Fiumicino.

Purtroppo, la serie pecca nel mostrare le dinamiche psicologiche, limitandosi a descriverle: il principio “Show, don’t tell” dovrebbe guidare il cinema.

Si scopre inoltre che il padre di Daria (Max Tortora) non è morto, ma ha perso la “memoria biografica” a seguito di un attentato e non ricorda nulla del suo passato. Preferisco non rivelare ulteriori dettagli della trama per non rovinare la visione a chi non ha ancora visto la miniserie.

In “Doppio Gioco” la tensione narrativa è scarsa, i colpi di scena sono prevedibili e scontati, e anche la prevedibile scena d’amore tra i protagonisti sembra fuori luogo. Il tentativo di trasformare Max Tortora in un personaggio drammatico e oscuro non ha successo, principalmente a causa di una regia insufficiente.

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La serie è stata creata da Fabrizio Benvenuto, Libero Pastore e Stefano Voltaggio, diretta da Andrea Molaioli, scritta da Sandrone Dazieri, Stefano Voltaggio, Valter Lupo e Alessandra Martellini, e prodotta da Fabula Pictures in collaborazione con RTI.

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