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Stefania Sandrelli rivela: Scoprii il segreto di Paoli dalla zia, rifiutai richieste audaci da Playboy!

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Di Giulia Moretti

Stefania Sandrelli: «Seppi da mia zia che Paoli era sposato. A Playboy volevano pezzi di gluteo e pelini, dissi che non ero un pollo arrosto»

L’attrice si interpreterà in “Call my Agent” su Sky. «Il valore delle origini? Dormo nel letto della bisnonna. Germi mi affascinava, ma ero una fonte di tormento per lui»

DAL NOSTRO INVIATO
VENEZIA –

Quando si osserva Stefania Sandrelli, emergono la sua innata dolcezza e la sua generosità materna. Al Lido, riceve il premio Nuovo Imaie, promosso da Tiziana Rocca, un’organizzazione che difende i diritti dei giovani attori.

Il Leone non poteva essere assegnato a lei.

«…Perché il premio alla carriera l’ho già ricevuto nel 2005. L’essenza di questo lavoro è svolgerlo bene, non esaltare le proprie abilità».

Quali film avrebbe desiderato vedere al Festival?

«Quello di Gianfranco Rosi. E adoro Valeria Bruni Tedeschi, impulsiva come me. Sostengo il suo film su Eleonora Duse. Tuttavia, troppi film sono impregnati di nostalgia, come quelli su D’Annunzio e gli eroi nazionali… Non apprezzo queste scelte mirate».

Quali ricordi ha del Lido?

«Portavo spesso murrine e vasi in vetro mosaico. Ho due figli e cinque nipoti che si aspettano sempre qualcosa da me. Ora, però, desidero dedicare più tempo a me stessa, soprattutto dal punto di vista fisico. Sagitta, che è stata una meravigliosa compagna di Gigi Proietti e vive vicino a me, mi sta fornendo ottimi consigli e indirizzi».

Chi sono i nuovi Germi, Monicelli, Scola, Bertolucci?

«Si trattava di una staffetta, nessuno mi ha fatto rimpiangere l’altro. Il problema attuale è la mancanza di fondamenta solide come gli sceneggiatori Age e Scarpelli. Sono cresciuta con film di grande rilievo, come Divorzio all’italiana, che ha vinto un Oscar. Germi mi affascinava enormemente; rideva, cantava, si emozionava. Tuttavia, lo rendevo matto quando tra una ripresa e l’altra andavo a comprare un gelato o catenine di corallo. Avevo solo 15 anni e lo trattavo con rispetto formale: “Senta, fino a due giorni fa ero a Viareggio, non può pretendere troppo da me”.

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E oggi?
«Il problema persiste con la mancanza di basi solide come gli sceneggiatori Age e Scarpelli. Ci sono ottimi film, registi e attori oggi, ma il cinema è in declino. I film scompaiono dalle sale dopo pochi giorni dalla loro uscita, che sono sempre meno frequenti. Francamente, sono stanca di questa situazione, lavori e poi chissà cosa accade. Ora con le piattaforme, ho partecipato a un episodio di Call my agent per Sky.»

Cosa fa in quella serie?

«Interpreto me stessa. Chiedo di incontrare una giovane regista, la quale pensa che io abbia parlato male di lei, ma non è vero».

L’attore che le somiglia?

«Mastroianni, che era abilmente indolente e non si prendeva troppo sul serio. Mi piaceva il suo modo di addormentarsi durante le pause. Io, invece, ero più esuberante: pattinavo, ballavo, litigavo. Marcello possedeva una bellezza intimidatoria, ma per me era troppo anziano all’epoca, essendo ancora una ragazzina».

Quanti “no” ha detto al cinema?

«Il padrino di Coppola. Lui rappresentava il cinema, ma il ruolo era simile a quello in Sedotta e abbandonata. Gli dissi: “Sono la vergine nazionale, non posso diventare anche la vergine internazionale”. Poi ci fu il rifiuto per Il Giardino dei Finzi Contini. Stavo già imparando le battute quando Dominique Sanda mi sostituì a causa di un produttore che mi aveva già creato problemi in passato. Dominique venne da me dicendomi: “Hanno scelto me”. Tuttavia, sono stata sinceramente felice per lei».

Lei e la nudità.

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«Tinto Brass, dopo La chiave, voleva replicare il successo e mi propose Miranda, ma ho rifiutato perché era troppo. Inoltre, mi proposero di posare per le copertine di Playboy e Playmen, discutendo di dettagli come pezzi di glutei e qualche pelo, promettendo di non mostrare altro di me. Risposi che non ero un pollo arrosto».

Lei, madre protettiva.

«Blas Roca Rey lasciò mia figlia Amanda e non si comportò bene, facendola soffrire inutilmente. Amanda mi rimproverò, ricordandomi che lui è il padre dei suoi figli, e che io ero stata una madre liberale con loro».

È vero che non le piaceva molto il nome Amanda?

«Avrei preferito Angelica. Amanda era il nome di una mia compagna di classe che mi maltrattava. Ma il gerundio porta speranza: doveva essere amata».

La sua casa era sempre aperta agli amici.

«Fino alla fine, Gari, come Garibaldi, che aveva conosciuto mio nonno a Figline Valdarno, visse con noi. Mio fratello Sergio suonava il pianoforte a casa mia. In famiglia avevamo una pensione e un negozio, e noi due eravamo considerati nullafacenti a causa della nostra scelta artistica».

Impossibile non parlare di Gino Paoli.

«Era un adorabile bugiardo. Scoprii che aveva una moglie mentre stavamo insieme, grazie a mia zia, alla quale risposi: “Non è che debba sposarlo”».

Il suo senso delle radici.

«Sai che ho trovato nel guardaroba della terrazza della mia casa a Viareggio il letto della bisnonna? Ora ci dormo io».

«Sono oltre queste questioni, Gérard è un gigante con un lato gentile. Veniva spesso a casa mia a cucinare carne rossa. In passato abbiamo avuto un flirt e ci siamo lasciati al momento giusto».

Stefania, come vive il tempo che passa?

«La mia vita è volata. Vorrei vivere altri cent’anni per vedere cosa succede. Sono molto curiosa».

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