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Ken Scott: Il Visionario Gastronomo della Moda Conquista Tutti!

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Di Federico D'Angelo

Ken Scott, il gastronomo della moda

INVIATA A BELLANO (LECCO). Ken Scott era noto per il suo stile eccentrico e per la sua passione per l’ospitalità, tanto che a volte lasciava i suoi ospiti da soli al momento dei saluti. Si racconta che abbia creato una sua statua a grandezza naturale, con la mano sinistra posata sul fianco e la destra sollevata in un gesto di saluto, accompagnata da un sorriso radioso, proprio per salutare gli ospiti al posto suo. Questa figura in ceramica è ancorata al muro della sua ex villa a Èze, sulla Costa Azzurra. Una copia identica di questa statua accoglie i visitatori alla mostra “Eats&Drinks&Pizza”, curata dall’artista Velasco Vitali e aperta fino al 14 marzo presso lo spazio “Il Circolo” a Bellano, sul Lago di Como. La mostra offre una prospettiva inedita e legata al cibo dello stilista, spesso descritto come “il giardiniere della moda”.

All’ingresso, i visitatori sono accolti da un’esplosione di fiori colorati. Il lungo cortile che porta alla sala espositiva ricrea l’atmosfera del ristorante che il carismatico e visionario George Kenneth Scott (Fort Wayne, 1918 – Èze, 1991) inaugurò a Milano nel 1969. Fu il primo esempio di un locale completamente ideato da un designer, dai mobili alle posate, e Scott stesso talvolta cucinava. L’attività però ebbe vita breve.

Star e principesse
Scott aveva l’abitudine di immergersi in nuovi ambiti – dall’arte al design, dalla moda alla ristorazione – con idee innovative che spesso anticipavano i tempi, guadagnandosi fama per poi ritirarsi. “Un pioniere con un destino di insuccesso”, commenta sorridendo Vitali, pittore e scultore, qui in veste di curatore. Le stampe vivaci e le geometrie ipnotiche dei tessuti di Scott conquistarono il mondo, vestendo celebrità e reali come Brigitte Bardot, Jackie Kennedy, Ira von Fürstenberg con motivi di fiori, conchiglie e perfino maccheroni trasformati in eleganza.

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Per Dino Buzzati, Scott era “il maestro dei fiori stampatissimi” che “nobilitava persino i fiori selvatici”. Mentre le sue creazioni di foulard, abiti e borse con rose, papaveri e girasoli sono ancora considerate moderne, la sua passione per il cibo è meno conosciuta, ma esplorata approfonditamente nella mostra di Bellano.

Il clou della mostra è una serie del 1983 dedicata alla pizza, composta da tempere su carta mai esposte prima, che rappresentano il piatto in quindici varianti diverse, dalla Margherita ai frutti di mare. “Non è chiaro per chi fossero destinate queste opere né il loro scopo originale”, spiega Vitali, “ma il loro impatto è commovente”. Allo stesso modo, ingredienti e piatti tipici italiani hanno sempre ispirato e divertito Scott, come dimostrano le opere in mostra provenienti dalla Ken Scott Foundation.

Strofinacci e sfilate-spettacolo
Sulle pareti sono appese le tavole originali (Anni 70-80) delle serie di strofinacci Zucchi, raffiguranti pane, formaggi, pasta, vini, salumi. Vi sono anche quadri, vestaglie e trapunte decorate con fragole e ciliegie, e l’abito con i maccheroni su sfondo nero presentato al Piper. “Scott fu un pioniere anche in questo”, osserva Vitali, “fu il primo a presentare la moda in contesti insoliti come palasport, tende da circo e al Piper”. Nel cortile adiacente alla mostra, che confina con gli ArchiViVitali che raccolgono le opere di Giancarlo e Velasco Vitali, si possono ammirare le scenografie ironiche della serie “Roma da mangiare”, create dall’artista americano per la sfilata-spettacolo nella discoteca simbolo degli Anni ’60.

Inizialmente, Scott si dedicò alla pittura, ricevendo anche l’ammirazione di Peggy Guggenheim. Tuttavia, nel 1946, durante un periodo di difficoltà finanziaria, decise di cambiare strada senza rimpianti. “Un giorno iniziai a disegnare tessuti”, spiegò, “e quella fu la fine della mia carriera di pittore”. Nonostante il grande successo ottenuto, oggi il curatore ricorda che “la sua opera è assente dai guinness dei riconoscimenti. Per questo abbiamo deciso di concentrarci su di lui”, conclude. “Bellano è un luogo ai margini e Ken Scott ha lavorato con le seterie comasche. Volevamo raccontare la storia di un artista straordinario che è stato in parte dimenticato”.

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