Missoni: omaggio a Rosita e Taj e ritorno alle radici del brand
Nella recente collezione presentata, la pelliccia assume connotazioni ipertrofiche, selvagge e primitive, quasi come se fosse stata estratta direttamente da una grotta del Cro-Magnon, un tempo abitata da uomini del Paleolitico Superiore che si cimentavano nei primi disegni. Marco De Vincenzo, designer per Etro, spiega che questa scelta stilistica nasce da un viaggio creativo che tocca le origini dell’umanità e l’essenza stessa della maison. “Ho esplorato a fondo l’archivio di Etro, fino a raggiungere le profondità di ogni scatola,” racconta De Vincenzo, rivelando che la famiglia Etro vanta una raffinata collezione di 2000 libri, frutto della loro passione per l’arte, l’antiquariato e la bibliofilia. “Se ogni libro rappresenta una ‘macchina per pensare’, la biblioteca è il luogo dove nascono le fantasie di Etro,” affermava Gimmo Etro, fondatore del brand nel 1968. De Vincenzo prosegue il suo viaggio archeologico curioso fino all’antico Egitto.
Sulla passerella, tuttavia, non emergono geroglifici, sfingi o piramidi, ma piuttosto gioielli raffiguranti mosche incastonate in ciondoli d’ambra, ispirati a una leggenda secondo cui queste nacquero dalle lacrime del dio Ra, che avrebbero dato vita al mondo. Questi dettagli ornano tailleur maschili stampati con fiori che in passato erano dipinti a mano su velina, ora riprodotti con tecniche simili per conferire un tocco di fresca femminilità. L’assenza quasi totale del classico motivo paisley, simbolo della maison, sembra quasi voler chiudere un capitolo storico del marchio. La passerella è divisa da una tenda decorata con simboli animali, creazione del collettivo Numero Cromatico, simboleggiando una netta separazione tra passato e presente.
Gli abiti da sera si distinguono per intriganti paillettes che ricordano gli occhi delle mosche, un dettaglio che potrebbe evocare anche visioni di creature extraterrestri, suggerisce De Vincenzo, in uno stile che ricorda le narrazioni di Isaac Asimov.
La Pompei futurista di Cavalli
Fausto Puglisi, designer per Cavalli, propone una visione archeologica futuristica con la sua collezione “Pompei Future”. Qui l’enfasi è su effetti cromatici ardenti su sfondi neri che ricordano l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., un evento che ha immortalato Pompei come patrimonio UNESCO dal 1997. Le scaglie tipiche della maison sono reinterpretate in un mosaico disordinato su tailleur, mentre i velluti degli abiti a sirena sembrano quasi corrodersi dal fuoco, simboleggiando una Pompei moderna che persiste nei frammenti di lava incastonati tra le perle.
Missoni: un ritorno alle origini con Rosita e Taj
Alberto Caliri, direttore artistico di Missoni e precedentemente braccio destro di Rosita Missoni, recentemente scomparsa, riporta il marchio alla sua filosofia originale: un guardaroba di maglieria genderless che negli anni ’80 aveva sostituito la giacca maschile con i cardigan. Caliri riduce l’uso dello zig zag, un tempo simbolo del marchio, e recupera le vecchie fantasie, dalle onde al tartan, utilizzando la tecnologia moderna per ricreare l’effetto patchwork che aveva portato le opere di Taj al Whitney Museum di New York nel 1978.
L’ultima sfilata di Donatella?
Il quarto giorno delle sfilate si chiude con Versace, sollevando quesiti sulla possibile cessione del brand a Lorenzo Bertelli, figlio di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli, da parte di Capri Holding, che aveva acquistato il brand nel 2018 per 2,12 milioni di dollari.
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Federico D’Angelo, specialista del benessere e delle tendenze moderne, offre consigli pratici per uno stile di vita equilibrato e ispiratore, adatto alle sfide quotidiane.
