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Alta Moda a Parigi: Scopri le Tendenze Che Rivoluzioneranno il Futuro!

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Di Federico D'Angelo

Il futuro dell’alta moda a Parigi

L’alta moda ha ancora un significato nel 2021? Parliamo di abiti che, nel migliore dei casi, raggiungeranno solo alcune migliaia di donne in tutto il mondo. La risposta è affermativa, senza dubbio. Per quale motivo? Funziona come un esperimento scientifico. Gli esiti sono incerti, ma è essenziale tentare perché è dalla haute couture che possono emergere spunti, idee e nuova energia per l’intero settore, specialmente quando emergono nuovi talenti.

Sirene-streghe armate di aculei

Le figure femminili di Charles de Vilmorin, tratte da una narrazione gotica, sembrano uscite da un racconto oscuro. Questo giovane stilista di 25 anni è visto come uno dei talenti più promettenti da Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, che lo considera quasi un fratello maggiore. All’inizio di quest’anno, Charles è stato anche nominato a capo della Maison Rochas. Proveniente da un background intellettuale e aristocratico francese, sua zia Louise era una nota scrittrice e poetessa. Dopo vari matrimoni, si unì ad André Malraux. Vilmorin, che si considera a sua volta un poeta, non esita a fare riferimento ai versi di Paul Eluard. Non gli mancano né fantasia né abilità tecnica, essendosi diplomato alla Chambre Syndicale de la Couture Parisienne. Le sue creazioni si muovono come naufraghe lussuose su una spiaggia candida, sirene-streghe in blu notte o nero inchiostro, con maniche a forma di artigli e inquietanti piume che valorizzano il décolleté. Anche qui, come nelle creazioni di Schiaparelli, spiccano grandi orecchini dorati con volti tribali scolpiti, alla maniera di Picasso, e strani amuleti da portare anche in bocca.

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Sarte e ricamatrici

La settimana della moda è stata segnata dall’attenzione rivolta a quelle che in Francia sono conosciute come les petites mains, sarte e ricamatrici in particolare. Julie de Libran esprime un profondo ammiramento per loro: «Senza queste artigiane, Parigi non sarebbe mai diventata la capitale della moda. Sono una fonte costante di ispirazione per me». Ha lavorato a stretto contatto con molte di queste professioniste, iniziando la sua carriera a Parigi con Christian Dior ai tempi di Gianfranco Ferré, seguita da un periodo da Versace, dove Donatella e Santo hanno mantenuto le sarte di Gianni, alcune delle quali provenienti dalla Calabria. Il suo approccio contemporaneo è stato ulteriormente affinato durante il suo tempo con Prada e Louis Vuitton sotto la guida di Marc Jacobs, e poi dirigendo la griffe Sonia Rykiel. Per lei, la couture rappresenta il culmine della sua carriera. La sua collezione si fonda su due principi: la maestria artigianale e il riutilizzo di abiti di collezioni precedenti, in un processo di ripensamento e rielaborazione. Sceglie il giardino di casa sua, nel sesto arrondissement, per presentare una ventina di modelli.

La moda come una missione

L’abito Charlotte è decorato con un delicato pizzo intarsiato, mentre il vestito Gilda è impreziosito da un ricamo tipicamente inglese. Julie de Libran si diverte a cambiare i bottoni, un semplice gesto che ogni donna può eseguire per dare un nuovo aspetto a una camicetta, una giacca, un blazer o una sahariana, optando per bottoni-gioiello che possano adornare una robe-manteau. Quando possibile, inserisce piume, frange e paillettes, con l’obiettivo di combattere lo spreco. Porta l’Italia nel cuore, avendo studiato all’Istituto Marangoni di Milano, e oggi ricopre il ruolo di madrina della scuola nella filiale di Parigi, una posizione che le permette di trasmettere agli studenti l’importanza della maestria artigianale. Afferma che non si dovrebbe aspirare a diventare stilisti senza saper cucire un orlo.

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