Accoglienza » Spettacolo » Willem Dafoe spinge il suo teatro verso l’Oriente: scommessa sul dialogo tra culture

Willem Dafoe spinge il suo teatro verso l’Oriente: scommessa sul dialogo tra culture

Foto dell'autore

Di Giulia Moretti

Willem Dafoe: «Il mio teatro guarda a Oriente, credo nella connessione tra popoli e culture»

Willem Dafoe ha presentato il programma del 54° Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia, che si svolgerà dal 7 al 21 giugno: una rassegna pensata per portare sul palco voci e linguaggi teatrali meno familiari al pubblico occidentale. La scelta mira a rinnovare il rapporto tra artista e spettatore, offrendo percorsi performativi che mettono in discussione abitudini e aspettative.

Un piano che guarda ad Oriente (e oltre)

Dopo un’edizione incentrata sulla fisicità dell’attore e sulla poesia che esiste al di là della trama, la direzione artistica del settore Teatro ha deciso di spostare l’attenzione verso produzioni provenienti da contesti culturali molto diversi: Cina, Giappone, India, Indonesia e Nuova Zelanda sono tra le aree rappresentate. L’obiettivo dichiarato è di favorire una connessione culturale che riattivi il contatto diretto tra palcoscenico e platea, sfruttando proprio la distanza culturale per riscoprire elementi originari del rito teatrale.

Dafoe, 70 anni, attore statunitense e cittadino italiano, spiega che l’intento non è solo esotismo: si tratta di portare al festival pratiche teatrali con un rapporto col pubblico e con la tradizione diverso da quello occidentale, per evitare “appiattimenti” e stimolare punti di vista nuovi.

Selezione e linee guida

La curatela ha privilegiato opere spesso ancora in fase di sviluppo, con l’idea di accompagnare lavori che possono creare ponti tra comunità e domande condivise sul futuro del teatro. Non è stata una scelta casuale: i criteri hanno tenuto conto sia della qualità artistica già dimostrata sia della capacità di un progetto di provocare uno scambio vero con il pubblico.

  • Emma Dante – Leone d’oro alla carriera: presenta una nuova creazione, ispirata alle fiabe di Giambattista Basile, pensata appositamente per Venezia.
  • Lemi Ponifasio – Il regista samoano adatterà per il festival il suo Star Returning, con una messa in scena rimodulata per gli spazi veneziani.
  • Mario Banushi – Vincitore del Leone d’argento: porta la trilogia Romance familiare, nota per immagini poetiche e visioni evocative.
  • Rappresentanze da Asia e Oceania: proposte da Cina, Giappone, India, Indonesia e Nuova Zelanda che introducono pratiche performative meno radicate nei circuiti occidentali.

Che tipo di teatro cerca Dafoe?

L’attore-curatore ha sottolineato la ricerca di opere che mostrino una forza creativa nelle loro imperfezioni: è nelle “crepe” — non nella levigatezza formale — che afferma risiedere il lavoro più autentico. Per lui la funzione del teatro oggi è essenzialmente risvegliare, stimolare curiosità e creare dialogo; la performance dal vivo offre la possibilità di vivere e rivivere lo stesso evento in modi sempre diversi.

Paragonando teatro e cinema, Dafoe evidenzia una differenza sostanziale: mentre il film congela un istante, lo spettacolo dal vivo è un organismo che cresce con la ripetizione, che chiede impegnativa quotidiana e regala allo spettatore l’esperienza del momento. In questo senso, il teatro dal vivo mantiene una dimensione rituale che il cinema non possiede completamente.

Non manca un riferimento al suo percorso personale: come artista non si è mai mosso per carriera ma per stimoli, scegliendo progetti capaci di trasformarlo. Questa inclinazione si riflette nelle scelte del cartellone, definito da lui più “indie” che istituzionale.

Impatto per il pubblico e per la Biennale

Per il pubblico veneziano e internazionale la rassegna rappresenta un’opportunità di scoperta ma anche una sfida: alcune opere potranno risultare meno immediate, richiedendo apertura e attenzione. Per la Biennale, l’orientamento verso pratiche non occidentali segnala una volontà di apertura e di aggiornamento nel dialogo con la scena globale.

Dal punto di vista pratico, il festival potrebbe favorire collaborazioni future, scambi artistici e una diversa lettura delle tradizioni performative, con ricadute sui circuiti di produzione e distribuzione del teatro contemporaneo.

Dafoe ha un mandato biennale (2025-2026) e al momento non è chiaro se verrà rinnovato; l’attore si è limitato a esprimere un auspicio positivo.

In sintesi, il 54° Festival Internazionale del Teatro della Biennale punta a restituire centralità al confronto interculturale e al rito performativo, invitando il pubblico a guardare oltre i linguaggi consolidati e a misurarsi con forme di teatro meno familiari ma potenzialmente trasformative.

Articoli simili

Valuta questo articolo
Condividi questo articolo :
Leggi anche  Carlos Diaz Gandia: "Il mio video sfida gli stereotipi, chiunque può ballare!"

Lascia un commento