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Varani a Venezia: i fratelli D’Innocenzo ritirano la firma per modifiche alla sceneggiatura

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Di Giulia Moretti

Mani anonime su pagine di un libro vicino a un canale veneziano

Al Festival di Venezia, nella sezione Orizzonti, arriva un adattamento che rilegge un caso di cronaca sotto un angolo inusuale: non i carnefici, ma la persona che ha perso la vita. Il film cerca di restituire spessore umano a una vicenda che aveva già occupato pagine di giornale e le copertine dei libri.

La città dei vivi, ispirato al romanzo di Nicola Lagioia, è il nuovo film di Edoardo Gabbriellini che sceglie deliberatamente di raccontare la vita di Luca Varani prima che il suo nome diventasse cronaca. Questa scelta fa emergere un tema attuale: come il cinema e la letteratura possono riempire i vuoti lasciati dal racconto mediatico e restituire dignità alle vittime.

Un punto di vista ribaltato

Gabbriellini sposta il fuoco dall’atto criminale alla quotidianità interrotta di un giovane. L’intento dichiarato è mostrare la fase della vita che precede il tragico episodio, evitando di trasformare la vicenda in un semplice «caso» mediatico o in un ritratto spettacolarizzato dei carnefici.

Scena che evoca la quotidianità di un giovane prima del fatto
Il film mostra la vita quotidiana che precede la tragedia.

Nel film Luca è interpretato da Emanuele Maria Di Stefano; accanto a lui Gaia Merlonghi nel ruolo della fidanzata, Valerio Mastandrea e Simona Senzacqua nei panni dei genitori, e Roberta Mattei come madre della fidanzata. La rappresentazione punta a restituire spessore al protagonista senza idealizzarlo né correggerne le contraddizioni.

Sceneggiatura e controversie

La sceneggiatura ha visto il coinvolgimento iniziale dei fratelli D’Innocenzo, che però hanno deciso di non firmare il copione per divergenze sui cambiamenti apportati durante la fase di lavorazione. I gemelli hanno spiegato che la decisione è legata a modifiche fatte senza il loro consenso.

Tavolo di lavoro con appunti e sceneggiatura, atmosfera di confronto
Le controversie sulla sceneggiatura hanno portato al ritiro delle firme.

Al contrario, Nicola Lagioia ha dato il suo benestare al progetto e ha definito il film come un completamento narrativo rispetto al suo romanzo, una sorta di capitolo “mancante” che amplia lo sguardo sul personaggio coinvolto.

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Il messaggio del cast

Valerio Mastandrea ha parlato dell’urgenza di raccontare aree dell’esistenza che la cronaca spesso trascura, evitando facili stereotipi e l’attrazione per il dettaglio morboso. Per l’attore, il film porta alla luce le quotidianità e gli inciampi che possono precedere un evento tragico, senza cercare una spiegazione unica o consolatoria.

  • Titolo: La città dei vivi
  • Regia: Edoardo Gabbriellini
  • Tratto da: romanzo di Nicola Lagioia
  • Sezione festival: Orizzonti, Mostra di Venezia
  • Cast principale: Emanuele Maria Di Stefano, Gaia Merlonghi, Valerio Mastandrea, Simona Senzacqua
  • Distribuzione: in sala dal 1° ottobre con Eagle Pictures

Il film evita l’elogio postumo del protagonista e presenta invece un ritratto complesso: un giovane che cerca il suo posto, con scelte e fragilità, non riducibile al ruolo di vittima predestinata.

La vicenda solleva questioni più ampie sulla responsabilità del racconto pubblico. Quando un fatto di cronaca diventa materia per cinema e letteratura, quali vuoti deve colmare l’autore? E quale equilibrio trovare tra verità dei fatti e rispetto per le persone coinvolte?

Per lo spettatore contemporaneo la rilevanza è immediata: in un’epoca in cui i casi di cronaca vengono spesso esauriti nel ciclo dell’informazione, l’adattamento cinematografico può offrire tempo e spazio per recuperare contesti, relazioni e significati che sfuggono al flusso dei titoli.

Il film, presentato a Venezia e atteso nelle sale in ottobre, si colloca quindi in un dibattito rilevante sul modo in cui i media e l’arte trattano storie vere: non solo per ricordare un evento, ma per provare a raccontare ciò che lo ha preceduto e ciò che rimane dopo.

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