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Mereghetti Vota 7½: Eroe Solitario Sfida i Boss dell’Isola Minacciata!

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Di Giulia Moretti

La pagella del Mereghetti: La lotta di un eroe solitario nell'isola minacciata dai boss (voto 7½)

Western noir: un pastore lotta contro lo sfruttamento edilizio in Corsica

Alexis Manenti (43 anni, vincitore del Premio César come Miglior attore esordiente) interpreta Joseph, il protagonista detto “il Mohicano” nel film di Frédéric Farrucci, proiettato nella sezione Orizzonti al festival di Venezia 2024

Il parallelo con il romanzo “L’ultimo dei Mohicani” di James Fenimore Cooper è chiaro: anche in questo film di Frédéric Farrucci troviamo un uomo che si rifugia nei boschi per combattere contro coloro che vogliono appropriarsi della sua terra.

Ma a differire dal film Il Mohicano, qui manca qualsiasi traccia di romanticismo e avventura: anziché nelle foreste americane, la vicenda si svolge sulla costa corsa, minacciata da un nemico più subdolo e elusivo, la speculazione edilizia e la cupidigia.

Dopo che un anziano saggio ricorda che un tempo i terreni vicino al mare non avevano alcun valore e per questo venivano lasciati in eredità alle figlie, a Joseph (Alexis Manenti) viene offerto 300.000 euro per acquistare la sua terra che — teoricamente — dovrebbe valere molto meno, visto che non è edificabile. Joseph scopre che altri pastori, come lui (che alleva capre e produce formaggio), hanno ceduto le loro terre, incapaci di resistere all’offerta esorbitante che gli è stata fatta.

Non ci vuole molto per capire che Michel, il portavoce dell’offerta (Michel Ferracci), è solo un emissario della mafia locale, che pianifica una speculazione di vasta portata, certa di poter contare sull’appoggio di chi può modificare i regolamenti edilizi.

L’arrivo a Corsica per le vacanze estive di Vannina (Mara Taquin), nipote di Joseph, aggiunge un nuovo elemento al puzzle che si sta delineando: una serata al bar, un po’ troppo alcolica, con l’amico Jean-Marc (Jean Michelangeli) rivela che sotto la superficie tranquilla, molte cose sono in movimento, inclusi coloro che sognano di ritornare alla lotta armata e clandestina.

Questo porta a considerare (secondo la sceneggiatura dello stesso regista) che difendere le proprie idee (o interessi) con le armi è un’azione logica. E infatti, le armi entrano subito in gioco.

Quando Michel torna una seconda volta da Joseph, pensa che minacciarlo con una pistola possa essere il modo giusto per convincerlo: sarà invece lui a morire (l’azione avviene abilmente fuori campo) costringendo il pastore a iniziare una fuga che sembra destinata a non finire mai.

Joseph chiede aiuto all’amico Pierre (Paul Garatte), che organizza un modo per nascondersi in Sardegna; ma, arrivati al porto, due scagnozzi di Michel uccidono Pierre, mentre Joseph riesce a scappare e a rifugiarsi tra i boschi. Intanto, Vannina inizia a diffondere la storia dello zio sui social, trasformando Joseph in una sorta di eroe locale: per tutti è “il Mohicano”.

In questo modo si intrecciano il vecchio e il nuovo: le strutture quasi primitive della pastorizia con i ritmi quotidiani scanditi da azioni ripetitive e il proliferare di commenti e like che costruiscono attorno a Joseph un’aura che lui non percepisce come propria ma che lo trasforma anche nel protagonista di una canzone rock.

Da una parte una Corsica immutata nel tempo, aspra e poco accogliente sia nella sua natura selvaggia che nella sua difficile lingua (da vedere in versione originale sottotitolata, please), e dall’altra un mondo che corre veloce, dove il denaro è l’unico padrone perché tutto il resto è corrotto e compromesso (una scena di meno di un minuto basta per capire che nemmeno la polizia è affidabile).

Ma c’è anche il richiamo del western, con le sue suggestioni dell’eroe solitario che sfida l’arroganza dei più forti, e il neo-noir, con le sue rabbie e le sue esplosioni di violenza, le sue minacce e le sue ambiguità.

Così, alla fine, non è importante chi vince o chi perde, ma piuttosto confrontarsi con le numerose contraddizioni di una terra (qui in Francia, ma potrebbe essere la Sardegna, la Sicilia, l’Albania, la Serbia, o qualsiasi altro luogo), tra chi desidera continuare a respirare l’aria dei secoli e chi, invece, vuole cancellare e stravolgere quell’eredità.

Una storia che Farrucci racconta con una encomiabile economia di mezzi, riuscendo tuttavia a lasciare il segno.

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