Le confessioni di Alessandro Greco, dal successo a ‘Furore’ alle sfide professionali
Il presentatore di Unomattina racconta: «Dopo il boom di ‘Furore’ ho affrontato momenti difficili nella mia carriera. Anche Jovanotti si è offeso per una mia imitazione»
«Non avevo il sogno di entrare in questo campo. Inizialmente, cercavo solo attenzioni, non per egocentrismo, ma per bisogno affettivo» afferma Alessandro Greco, oggi uno dei volti di Unomattina estate su Rai1. La sua carriera, costellata di successi come il programma ‘Furore’ e momenti di difficoltà, è stata una vera e propria montagna russa nel mondo dello spettacolo. Nonostante tutto, Greco, profondamente credente, ha sempre cercato di mantenere un atteggiamento di gratitudine.
Il bisogno di affetto.
«Provengo da una famiglia dove mancava l’affetto e la comunicazione. C’era una certa freddezza e mi sono sentito quasi un figlio unico, nonostante avessi una sorella e un fratello molto più grandi. In quel contesto, scoprire che potevo far sorridere le persone e ricevere affetto in cambio è stato fondamentale e non ho più voluto rinunciare a questo scambio».
Le prime esperienze sul palco.
«Non ero ancora maggiorenne quando iniziai a esibirmi in spettacoli itineranti. Imitavo personaggi come Lucio Dalla e Adriano Celentano. Una sera, in provincia di Bari, mi dissero che un pianista avrebbe partecipato allo spettacolo. Era Checco Zalone, ancora agli inizi, ma già molto talentuoso».
Il debutto al fianco di Checco Zalone?
«Posso affermarlo. Era un artista geniale ma pieno di insicurezze, un personaggio davvero unico e imprevedibile».
Il primo passo in televisione.
«A 17 anni, dopo aver vinto un concorso a Castrocaro, fui invitato in televisione. Lì incontrai Clarissa Burt e, su sua richiesta, imitai Massimo Troisi al telefono con lei. Era un’esperienza incredibilmente imbarazzante ma memorabile».
L’esperienza in “Stasera mi butto”.
«Nel 1992, durante il servizio militare, fui scelto per un programma televisivo. Dovetti chiedere un permesso speciale al comandante per partecipare, e alla Rai pensavano che il mio essere carabiniere fosse parte del personaggio. Fu l’inizio del mio semi-professionismo».
Le figure chiave nella sua carriera.
«Raffaella Carrà è stata fondamentale, ma anche Lino Banfi ha avuto un ruolo importante quando mi volle nel suo programma radiofonico nel 1994, dove imitavo cantanti famosi come Pino Daniele e Jovanotti».
L’imitazione che ha fatto discutere.
«Sotto lo pseudonimo Idem, incisi una canzone che intrecciava le voci di Daniele, Jovanotti e Ramazzotti, vendendo oltre 80 mila copie. Jovanotti non la prese bene, vista anche la coincidenza con l’uscita del suo disco».
La reazione di Jovanotti.
«Mi risulta che si sia arrabbiato, anche se in quel periodo anche Fiorello faceva cover di brani famosi. Comunque, Jovanotti è sempre stato una persona a cui devo molto».
Il sostegno di Fiorello.
«Mi ha sempre apprezzato e coinvolto in vari progetti, ricordandosi di me anche nei momenti importanti, come durante il Festival di Sanremo condotto con Amadeus, dove mi ha fatto menzione in diretta».
Riflessioni sulla carriera.
«Il mondo dello spettacolo è fatto di alti e bassi. Ho avuto momenti in cui sono stato chiamato a risolvere situazioni difficili, come la conduzione di eventi importanti su Rai1. Tuttavia, penso di aver potuto offrire di più e di aver subito alcune ingiustizie».
Esempi di queste ingiustizie?
«Ci sono stati progetti che mi sono stati prospettati e poi realizzati con altri conduttori, a volte per questioni che vanno oltre la meritocrazia».
‘Furore’, un vero e proprio fenomeno.
«Era come la discoteca degli italiani. Nel 1998 abbiamo vinto un Telegatto, superando persino il Festival di Sanremo. Raffaella Carrà mi scelse personalmente per la conduzione. Nonostante la concorrenza di volti noti, il mio provino aveva convinto tutti».
La consapevolezza del successo.
«Non mi sono mai sentito “arrivato”, ma ho capito il valore della mia gavetta e il mio riconoscimento artistico».
Il passaggio da conduttore a concorrente in “Tale e quale”.
«Ho imparato che la differenza la fa lavorare insieme agli altri, non vederli come minaccia ma come stimolo. Ringrazio Carlo Conti per l’opportunità che mi ha dato in questo show».
Il rapporto con la moglie, Beatrice Bocci, influisce sulla carriera?
«Assolutamente sì. Quando ci siamo innamorati, i nostri valori non erano ancora apprezzati come oggi e ciò ci ha portato critiche e difficoltà. Tuttavia, abbiamo sempre scelto di vivere secondo i nostri principi e di costruire una famiglia basata sull’amore e il rispetto reciproco».
Le dicerie e le difficoltà.
«Si sono diffuse voci di una nostra eccessiva gelosia, o di condizioni imposte nel lavoro. In realtà, abbiamo semplicemente colto l’opportunità di lavorare insieme, senza mai imporlo come condizione».
La scelta della castità.
«La nostra decisione di vivere in castità è nata dal nostro percorso di fede e dal desiderio di rinnovare il nostro impegno matrimoniale anche in chiesa. È stata una scelta libera e personale, maturata nel tempo e non imposta da nessuno».
Il problema del peso e del body shaming.
«In passato, sono stato criticato anche per il mio aspetto fisico, a volte in modo doloroso. Oggi sono attento alla mia salute e cerco di mantenere uno stile di vita equilibrato».
Progetti futuri?
«Desidero continuare a coltivare la gratitudine per ciò che ho e chi sono. Forse vorrei avviare un’impresa di famiglia. Mi considero una persona realizzata a livello affettivo».
E i suoi genitori? Come va ora?
«Oggi fanno il tifo per me, quindi posso dire di aver vinto».
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Giulia Moretti, esperta dei mondi culturali e del cinema, condivide approfondimenti esclusivi sulle celebrità e sui retroscena dello spettacolo italiano.
