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Antonia Liskova: da povertà a successo, accusa i pregiudizi contro le donne dell’Est

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Di Giulia Moretti

Antonia Liskova: «Sono nata povera e quello che ho me lo sono conquistata. Se sei una ragazza dell'Est devi dimostrare il triplo»

Antonia Liskova esordisce dietro la macchina da presa con un film che riporta in scena l’infanzia: Il mio nemico immaginario nasce come racconto sulle relazioni familiari e sui ricordi che rifiutano di restare nascosti. Il set è a Campagnano, alle porte di Roma, e il progetto mette in campo personaggi noti del piccolo schermo insieme alla regia inedita della protagonista.

La trama si concentra su una bambina che cerca un amico che non esiste nel mondo degli adulti: la madre la sostiene, il padre, insegnante di matematica e uomo pratico, non capisce. Ma il passato ha memoria: anche lui aveva un compagno immaginario da bambino, e quella figura torna nella vita di tutti con effetto dirompente.

Nel cast figurano Giulia Bevilacqua e Fabio Volo, scelto da Liskova dopo una lunga opera di convincimento. Il film, prodotto da Minerva, usa la finzione per esplorare quanto della nostra infanzia rimane vivo nelle scelte adulte e come il lutto e la distanza possano trasformare i legami.

  • Titolo: Il mio nemico immaginario
  • Regia: Antonia Liskova (esordio)
  • Cast principale: Giulia Bevilacqua, Fabio Volo
  • Location: Campagnano, hinterland romano
  • Produttore: Minerva

La regista racconta una storia che unisce toni fiabeschi e temi adulti. Liskova definisce il film come il tentativo di restituire alla memoria il valore dell’infanzia dimenticata: non un semplice ritorno nostalgico, ma un confronto con sensazioni rimosse che condizionano i rapporti familiari.

Il percorso personale di Liskova ha inciso sulla sua scelta di mettersi alla regia. Nata e cresciuta in Slovacchia, in un paese segnato dalla storia e dalla vita rurale, si trasferì in Italia da giovane per motivi familiari e lavorativi: prima il lavoro nei ristoranti, poi la scoperta del mondo della moda e del cinema. Una fortuita audizione la portò a un ruolo in Game Over con Alessandro Gassmann e da lì si sono succedute fiction e film.

La sua carriera internazionale ha avuto un picco con Riparo, che attirò l’attenzione oltre confine; Hollywood la indicò come possibile «risorsa europea», ma Liskova preferì rimanere in Italia per la figlia Liliana e per progetti lontani dalle ambizioni americane. Nel tempo ha approfondito anche aspetti tecnici del mestiere, studiando come operatrice di ripresa e maturando il desiderio di dirigere.

Il racconto della sua vita privata è misurato ma non reticente: un’infanzia non priva di difficoltà, un rapporto complesso con il padre e la necessità, da giovane, di sostenere la famiglia rimasta in patria. Questi elementi tornano oggi nel suo lavoro, senza toni melodrammatici ma con concretezza.

Non mancano aneddoti sul set: Liskova ricorda con ironia le resistenze iniziali di colleghi come Fabio Volo e la determinazione con cui li ha convinti. E sul piano personale, dice di sentirsi libera e autonoma — «innamorata di me stessa», scherza — e racconta di rapporti familiari distanti anche quando le figure attorno a lei erano persone note del mondo dello spettacolo, come Johnny Dorelli e Catherine Spaak.

Perché il film è attuale

In un periodo in cui la cura dei legami, la salute mentale e il significato delle radici personali sono al centro del dibattito pubblico, una pellicola che indaga il confine tra immaginazione e realtà interpone uno specchio tra il passato e le scelte di oggi. Il film solleva domande pratiche e emotive: come si costruisce la stabilità affettiva? Che peso hanno i rimpianti non elaborati?

La scelta di un registro fiabesco per trattare temi seri rende l’opera accessibile a un pubblico ampio, permettendo di combinare leggerezza visiva e contenuti profondi senza forzature.

Cosa resta dopo la visione

Spunti concreti per lo spettatore emergono dal lavoro di Liskova:

  • Riflessione sui rapporti genitori-figli e sulla necessità di ascolto.
  • Un invito a riconoscere la persistenza del passato nelle scelte adulte.
  • Una prova d’autore che segna il passaggio dell’attrice a operatrice culturale completa: interprete, madre e ora regista.

Antonia Liskova porta sullo schermo una sensibilità maturata tra esperienze difficili e successi professionali, consegnando al pubblico un film che punta a restare nella conversazione su famiglia, memoria e responsabilità affettiva.

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