Accoglienza » Spettacolo » Bambole di Pezza a Sanremo: gruppo femminista sfida i rapper che sfruttano la misoginia

Bambole di Pezza a Sanremo: gruppo femminista sfida i rapper che sfruttano la misoginia

Foto dell'autore

Di Giulia Moretti

Bambole di Pezza, chi sono le ragazze «terribili» che andranno a Sanremo: «Crediamo nel femminismo, basta con quei rapper che lucrano sulla misoginia»

Le Bambole di Pezza sbarcano a Sanremo con Resta con me, una ballad che mette al centro la solidarietà femminile e la rabbia civile: un debutto sul palco dell’Ariston che arriva in un momento in cui le voci rock e femminili restano rare nelle classifiche italiane. Perché conta oggi? Perché la loro presenza mette in luce il divario di genere e di genere musicale nel mercato, e propone una possibile inversione di tendenza.

I numeri dietro la scelta di scalare il Festival non sono banali: nella Top 100 italiana dell’anno scorso solo 11 posizioni erano occupate da artiste donne, 6 da performer rock e 8 da band — tre insiemi che difficilmente si sovrapponevano. Questo rende il progetto delle Bambole di Pezza un caso singolare nel panorama dominato dalla trap.

Le radici del gruppo affondano nella scena alternativa degli anni Zero: punk, centri sociali, furgoni in tour e un’attitudine ispirata al movimento riot grrrl. Dopo due dischi e una lunga serie di concerti la band si era fermata, poi è tornata nel 2022 con una formazione rinnovata: le storiche chitarre di Morgana e Dani affiancano adesso la voce di Cleo, la batteria di Xina e il basso di Kaj.

Che cosa racconta la canzone

Il brano presentato a Sanremo parla di legami femminili e resistenza nei momenti difficili: non solo un racconto personale della band, ma anche uno sguardo sui «tempi d’odio» segnati dai conflitti internazionali e sulle rivendicazioni di genere. Per le musiciste è soprattutto un invito a restare unite di fronte al pregiudizio e alla violenza simbolica.

Un altro elemento che salta all’occhio è la scelta musicale: pur essendo una ballad, il pezzo conserva la forza del rock — chitarre distorte e dinamica intensa — e la band annuncia di voler reinterpretare in chiave ruvida anche il duetto con Cristina D’Avena su «Occhi di gatto», omaggio alla sorellanza adolescenziale che ha segnato generazioni.

Leggi anche  GialappaShow Rivoluzione: Vecchio Stupefacente, 10! Chi è la Conduttrice Assente, Voto 5?

Femminismo, visibilità e stereotipi

Le componenti del gruppo non hanno esitato a definire la loro identità politica: il termine femminista viene rivendicato come programma, non come etichetta retorica. Nel confronto sullo stato dell’industria musicale italiana la risposta è netta: c’è ancora un retaggio culturale che fatica a riconoscere le donne per le loro competenze, e la percezione pubblica tende a svalutarle o a commentarne in modo diverso il corpo rispetto ai colleghi maschi.

La questione riguarda più ambiti: non solo la musica, ma anche lo sport e la politica—basti pensare alle etichette apposte alle atlete o alle figure pubbliche. Le musiciste denunciano insulti e critiche legate all’aspetto fisico, mentre l’espressività corporea nel rock maschile viene spesso normalizzata.

  • Origini: scena punk/alternativa degli anni 2000, centri sociali e attivismo.
  • Formazione attuale: Morgana (chitarra), Dani (chitarra), Cleo (voce), Xina (batteria), Kaj (basso).
  • Brano in gara: Resta con me — tema: solidarietà femminile, resistenza ai tempi di crisi.
  • Momenti recenti: reunion 2022, esibizioni nazionali e incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica.
  • Partecipazione speciale: duetto rock su «Occhi di gatto» con Cristina D’Avena, versione rivisitata per l’Ariston.

Dietro l’ironia del nome — nato come ribaltamento dell’idea della «bambola perfetta», artigianale e imperfetta al contrario della plastica — c’è una storia di formazione collettiva. La cantante Cleo porta anche un racconto personale: la nonna, in un’epoca in cui fare la cantante per una donna non era visto come un mestiere rispettabile, scelse la famiglia; oggi Cleo arriva a Sanremo con l’idea di chiudere un cerchio generazionale.

Sul tema della misoginia nella musica contemporanea il gruppo fa una distinzione: non si mette in discussione la libertà di espressione, ma critica la normalizzazione e la mercificazione di linguaggi che sfruttano immagini degradanti della donna. Viene sottolineata l’importanza di distinguere tra personaggi costruiti e messaggi che cercano di legittimare un modello tossico.

Quello che resta chiaro è il valore simbolico della loro presenza al Festival: non si tratta soltanto di una performance, ma di una segnalazione pubblica. In un mercato che fatica a far spazio alle artiste rock, la scalata delle Bambole di Pezza a Sanremo mette sotto i riflettori questioni di rappresentanza, linguaggio e diritti che interessano direttamente il pubblico e l’industria musicale.

Articoli simili

Valuta questo articolo
Condividi questo articolo :

Lascia un commento