VENEZIA — “Richiedo che l’imputato riceva la sentenza di ergastolo”, afferma il pm Andrea Petroni dopo due ore e mezzo di requisitoria nel processo contro Filippo Turetta per il femminicidio dell’ex ragazza Giulia Cecchettin, avvenuto un anno fa. Nel suo intervento, il pm sollecita il riconoscimento dell’aggravante della premeditazione: “Una premeditazione chiaramente dimostrabile, un esempio didattico, il piano è stato concepito quattro giorni prima e messo in atto quotidianamente”.

Il pm: “Turetta sembrava prendermi in giro”

Il pm affronta l’aggravante della crudeltà, “l’indifferenza verso la sofferenza altrui”, ciò che la Cassazione definisce come “brutalità aggiuntiva” nell’esecuzione di un delitto. Petroni mostra fervore rivolgendosi ai giudici: “Vi prego, non considerate questi dati come mere cifre, immaginate ciò che è successo, cosa significa essere messi a tacere, la pressione sulla bocca, i 25 tagli sulle mani, il nastro adesivo sulla bocca, le urla”, esprime, ripercorrendo le tre fasi dell’omicidio di Giulia. Il procuratore è critico verso il “comportamento processuale” di Turetta, che la difesa spera di sfruttare a proprio vantaggio per ottenere attenuanti. Sia dopo il primo interrogatorio del 1° dicembre 2023, sia dopo quello successivo in aula, “ho avuto la spiacevole impressione di essere stato deriso”.

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Osservatorio Femminicidi

Turetta con la testa bassa durante tutta la requisitoria

Non si può considerare la giovane età come fattore attenuante, perché l’ergastolo, rispetto al passato, prevede un processo di “rieducazione” al quale Turetta potrebbe accedere: “So che è una vostra preoccupazione. È anche la mia. Filippo ha avuto la possibilità di scegliere”. Durante tutta l’udienza, accanto ai suoi avvocati Giovanni Caruso e Monica Cornaviera, Turetta rimane seduto con la testa inclinata. Oggi non è presente Gino Cecchettin, il padre di Giulia, impegnato con la Fondazione creata in memoria della figlia.

Il pm: “Forte controllo di Turetta su Cecchettin”

Secondo il pm, l’omicidio di Cecchettin rappresenta l’ultimo episodio del controllo esercitato dall’ex fidanzato Turetta, ora imputato per l’omicidio della ventiduenne di Vigonovo. “Il rapporto tra Giulia Cecchettin e l’imputato è stato segnato da una costante pressione, dal controllo sulla vittima, sulle sue amicizie, uscite e frequentazioni” quanto accaduto l’11 dicembre del 2023 è “l’ultimo di tali atti” di controllo.

Il femminicidio di Giulia Cecchettin

L’accusa ha poi ricostruito la serata del femminicidio: Giulia è stata aggredita “ripetutamente” a partire dal parcheggio di Vigonovo e per i venti minuti successivi, fino a quando il corpo della giovane è stato trovato a terra nell’area industriale di Fossó. Nel parcheggio “non c’è stato tempo per una discussione, tutto è avvenuto in sei minuti: sono state rinvenute diverse macchie di sangue, la lama di un coltello senza manico, il sangue indubbiamente apparteneva alla vittima. L’aggressione è stata dinamica, Giulia era cosciente e chiedeva aiuto”.

“Turetta non ha mai contemplato il suicidio”

Petroni ha anche analizzato il profilo di Turetta, evidenziando come non avesse mai seriamente considerato il suicidio, ma piuttosto cercato di manipolare non solo Giulia Cecchettin ma anche la magistratura, cercando di giustificare la sua fuga in Germania con il corpo della ragazza come un tentativo di trovare il coraggio di suicidarsi. “Il suicidio è stato presentato in modo puramente coercitivo e, per quanto riguarda la fuga attraverso l’Italia, a mio avviso parlava della necessità di guadagnare tempo per trovare il coraggio di farla finita in una chiave vittimistica. La realtà è che si è trattato di una vera e propria fuga”. In ogni caso, il pm aggiunge “che le minacce di suicidio fossero reali o meno, cambia poco ai fini della configurazione del reato, ciò che conta è l’azione manipolativa nei confronti della vittima che viene poi proposta anche nei confronti della magistratura”.

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