Il Parlamento europeo ha ricevuto la richiesta delle autorità ungheresi di togliere l’immunità a Ilaria Salis, l’eurodeputata italiana liberata a giugno dopo oltre un anno di detenzione in Ungheria. La procedura avviata ora può decidere se consentire il prosieguo del procedimento penale: la posta in gioco riguarda non solo la sua situazione personale, ma anche la tutela dello stato di diritto nell’Unione.
L’istanza è arrivata il 10 ottobre, il giorno dopo l’intervento di Salis in aula a Strasburgo contro la presidenza ungherese, una circostanza che l’eurodeputata ha definito tutt’altro che casuale. Secondo lei, la tempistica segnala una reazione politica alle critiche rivolte al governo di Viktor Orbán.
Le autorità di Budapest chiedono la revoca dell’immunità per permettere che il procedimento penale, attualmente sospeso, riprenda. Il governo ungherese — attraverso il portavoce Zoltan Kovacs — ha respinto l’idea di motivazioni politiche: Kovacs accusa Salis di essere coinvolta in aggressioni violente e definisce la vicenda come un caso penale, non una persecuzione politica.
Come procederà il Parlamento
Ora l’iter formale passerà dalla commissione giuridica del Parlamento europeo (JURI). Il compito della commissione non è esprimersi sulla colpevolezza, ma valutare se la richiesta interferisce con l’indipendenza dell’istituzione e se sussistono motivi per mantenere l’immunità.
- Fase 1 — Esame in commissione: valutazione tecnica dell’impatto sulla funzione parlamentare.
- Fase 2 — Eventuale audizione: la commissione può ascoltare l’eurodeputata prima di votare.
- Fase 3 — Voto in commissione: decisione che può poi essere trasmessa al plenum.
- Fase 4 — Voto in plenaria: la decisione finale dell’Assemblea, attesa entro 3-4 mesi.
Se l’immunità venisse ritirata, Salis resterebbe formalmente deputata europea: ciò non bloccherebbe però la possibilità che il procedimento giudiziario prosegua. Rimane da chiarire dove si svolgerebbe il processo e in quali modalità, questioni che coinvolgono norme giuridiche transnazionali e l’autonomia delle autorità giudiziarie locali.
Reazioni politiche in Italia
In Italia il confronto è immediato: il Partito Democratico, per voce della segretaria Elly Schlein, annuncia il voto contrario alla revoca, parlando di un accanimento politico; la deputata della Lega Susanna Ceccardi invece sostiene la necessità di consentire un processo per fare piena chiarezza sui fatti denunciati.
Le scelte del Parlamento avranno ripercussioni anche sul dibattito più ampio in Europa: la vicenda riapre il confronto su come garantire protezione agli eletti e al tempo stesso rispetto per le indagini penali, soprattutto in Paesi dove le istituzioni giudiziarie e i diritti civili sono spesso al centro di tensioni politiche.
Un riepilogo essenziale della vicenda:
- Arresto di Ilaria Salis: 11 febbraio 2023, con accuse legate a scontri durante una manifestazione a Budapest.
- Detenzione: più di 15 mesi nel carcere di Gyorskocsi Utca, con denunce di condizioni difficili e immagini della custodia che hanno suscitato proteste internazionali.
- Candidatura ed elezione: Avs la candida alle Europee; la vittoria elettorale porta alla sua scarcerazione e al rientro in Italia il 14 giugno.
- Situazione attuale: procedimento penale sospeso, richiesta ungherese di revoca dell’immunità inoltrata al Parlamento europeo.
Perché la questione conta ora: oltre al destino processuale di Salis, il voto parlamentare sarà un test sulla capacità dell’Unione di difendere stato di diritto e garanzie processuali quando Stati membri e istituzioni europee si trovano in aperto contrasto. Il dibattito nelle prossime settimane sarà dunque molto più che una scelta procedurale: definirà un precedente politico e giuridico di portata europea.
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Elio Ferri, appassionato di attualità e dotato di un acuto senso dell’analisi, vi informa con chiarezza sugli eventi che plasmano il mondo e l’Italia.
