L’attrice e regista Kasia Smutniak porta sullo schermo una storia intima che intreccia ricordi familiari, impegno sociale e paesaggi remoti: il suo secondo film, presentato alla Festa di Roma, racconta un viaggio iniziato vent’anni fa nel cuore del Nepal e oggi proiettato in sala dal 23 novembre. Il progetto è nato dalla necessità di trasformare il lutto in azione concreta e offre uno sguardo sul presente di una comunità cambiata dal clima e dall’emigrazione.
Tutto parte da un viaggio del 2003: Kasia e Pietro Taricone raggiungono le vette del Mustang, una regione sulle pendici dell’Himalaya che resterà nel loro immaginario. L’anno successivo nasce Sophie, la figlia che diventerà voce e filo conduttore del film. Dopo la scomparsa di Pietro nel 2010, quel luogo rimane un legame da coltivare: nel 2016 la Fondazione intitolata a Taricone contribuisce all’apertura di una scuola solare che cambia la vita dei bambini locali.
Il montaggio, curato da Ilaria Fraioli, mescola materiali d’archivio e riprese recenti: la MiniDV di Pietro, che documentava la quotidianità della famiglia, torna a parlare grazie alla scelta di Sophie di ripartire da sola per il Mustang — una decisione presa nel 2024 quando aveva diciannove anni. Sono proprio quei frammenti familiari a dare al film un tono che evita la nostalgia facile e preferisce mostrare una trasformazione collettiva.
Il cuore del racconto
Al centro del documentario c’è la Ghami Solar School, nata per garantire istruzione dove l’accesso è complicato dall’altitudine e dall’isolamento. Grazie a una donna locale, Kunzom, e al lavoro della fondazione, la scuola ha offerto percorsi regolari a bambini che altrimenti non avrebbero opportunità educative.

Negli ultimi anni però il Mustang, come molte aree remote, si è spopolato: famiglie cercano opportunità in Europa e negli Stati Uniti, mentre gli effetti del cambiamento climatico rendono più fragili risorse e prospettive. La scuola rimane un punto di stabilità, ma la demografia e il clima mettono in discussione il futuro della comunità.
Il film non si presenta dunque come un memoriale malinconico, ma come un racconto di speranza pratica: mostra come un progetto educativo possa modificare percorsi di vita e suggerisce che piccoli gesti concreti mantengono viva la memoria di una persona.
Produzione e debutto
L’opera è distribuita da Fandango e arriva nelle sale il 23 novembre. Domenico Procacci, tra i produttori, definisce il film più che un impegno professionale: una storia che coinvolge personalmente chi l’ha sostenuta, testimone delle difficoltà ma anche della passione dietro il lavoro.
Per Smutniak la scelta di mostrare la sua vita privata è stata meditata: rivelare emozioni riconoscibili significa, dice, chiudere un cerchio personale pur mantenendo il racconto ancorato a realtà e persone concrete.
- Regia: Kasia Smutniak
- Voce narrante: Sophie (figlia di Smutniak e Pietro Taricone)
- Montaggio: Ilaria Fraioli
- Luogo chiave: Mustang, Nepal (circa 3.500 m di altitudine)
- Progetto sociale: Ghami Solar School (aperta 2016)
- Distribuzione: Fandango (in sala dal 23 novembre)
Sotto il profilo tematico, il film amplia il lavoro documentario già avviato da Smutniak: così come nel suo primo documentario ha raccontato atti di solidarietà in contesti difficili, anche qui l’attenzione resta rivolta a chi agisce per motivi etici, trasformando il dolore in scelte che generano impatto.
Il risultato è un racconto personale ma collettivo, dove memoria, impegno educativo e cambiamenti ambientali si intrecciano: un invito a guardare oltre il lutto e a valutare le conseguenze concrete delle azioni individuali sulle vite altrui.
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Giulia Moretti, esperta dei mondi culturali e del cinema, condivide approfondimenti esclusivi sulle celebrità e sui retroscena dello spettacolo italiano.
