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Nascite in forte calo: 4.600 bimbi in meno nella prima metà del 2024 rispetto all’anno precedente

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Di Elio Ferri Elio

Natalità, culle vuote anche nel 2024: nei primi sei mesi nati 4600 bambini in meno rispetto al 2023

Il calo delle nascite in Italia non si arresta: nei primi sei mesi del 2024 i neonati sono diminuiti rispetto allo stesso periodo del 2023, confermando una tendenza che pesa già oggi su scuole, servizi e prospettive demografiche. I dati provvisori Istat mostrano una flessione che, se confermata a fine anno, segnerebbe un ulteriore peggioramento di un fenomeno in decennale espansione negativa.

Dati chiave e prime conseguenze

Istat registra circa 4.600 nascite in meno nei primi sei mesi del 2024 rispetto al 2023, pari a una variazione del -2,1%. Il valore medio di figli per donna è attualmente di 1,21, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente ma sotto la soglia che garantirebbe il ricambio generazionale.

Indicatore Valore (2023) Variazione recente
Nati totali 379.890 -3,4% vs 2022
Figli per donna 1,21 1,20 nel 2022; 1,24 nel 2022 (dato superiore)
Nati da genitori italiani 298.948 -3,9% vs 2022
Nati da almeno un genitore straniero 80.942 -1,5% vs 2022

Una tendenza di lungo periodo

Se si guarda indietro, il picco più recente si trova nel 2008, con circa 576.000 nascite: da allora il calo complessivo sfiora il 34%, equivalendo a quasi 200.000 bimbi in meno ogni anno rispetto a quel riferimento.

Istat attribuisce parte della contrazione a fattori strutturali: la popolazione femminile in età fertile (15-49 anni) si è ridotta, modificando la base demografica su cui si calcola la natalità.

Chi fa meno figli: italiani e stranieri

La diminuzione è trainata soprattutto dalla riduzione delle nascite tra coppie in cui entrambi i genitori sono italiani, che rappresentano oltre i tre quarti del totale. Tuttavia anche i nati da genitori stranieri sono in calo rispetto ai massimi del 2012.

Nel dettaglio, la flessione per i nati da coppie entrambe straniere è stata più marcata (-3,1% rispetto al 2022) con una perdita significativa rispetto al 2012 (-35,6%).

Età delle madri e scelte riproduttive

L’età media alla nascita del primo figlio continua a salire: nel 2023 è stata di 31,7 anni, contro i 28 anni rilevati nel 1995. L’età media al parto, considerando tutti gli ordini di nascita, è salita a 32,5 anni.

La differenza tra donne italiane e straniere resta evidente: le madri italiane hanno mediamente 33 anni al parto, le straniere 29,7.

Cresce la quota di nascite fuori dal matrimonio

Nel 2023 le nascite fuori dal matrimonio sono state 160.942, pari al 42,4% del totale: la percentuale continua a salire, anche se il numero assoluto è lievemente diminuito rispetto all’anno precedente.

Il fenomeno è più diffuso tra i più giovani: tra le madri fino a 24 anni oltre il 60% dei figli nasce fuori dal matrimonio. Se la coppia è composta da entrambi genitori italiani, la quota raggiunge il 76,3% nella stessa fascia d’età.

Geografia delle scelte

Persistono differenze territoriali, seppure in riduzione. Il Centro registra la più alta incidenza di nati da genitori non coniugati (49,4%), mentre il Mezzogiorno resta il territorio con la quota più bassa (38,5%) ma con il ritmo di crescita maggiore.

La regione con la percentuale più alta di nascite more uxorio è la Sardegna (55%). In Basilicata e Calabria le quote più basse, rispettivamente 29,6% e 32,1%.

Nomi, doppio cognome e segnali culturali

Nei gusti dei genitori restano al vertice i nomi classici: tra i maschi Leonardo conserva la prima posizione, mentre tra le femmine è ancora prima Sofia.

La pratica del doppio cognome è in crescita: nel 2023 il 6,2% dei neonati è stato registrato con entrambi i cognomi, con una concentrazione nel Centro-Nord (oltre il 7%). Per i primogeniti la quota sale al 9,1%.

La scelta del doppio cognome varia anche in base alla composizione della coppia: tra le coppie miste con madre italiana e padre straniero la percentuale raggiunge il 14,2%; tra genitori entrambi di paesi di cultura latina (Spagna, Portogallo, America Latina) la pratica è molto diffusa (86,7% quando entrambi sono latini).

Perché conta adesso

La riduzione delle nascite ha effetti concreti e immediati: implica meno alunni nelle scuole nei prossimi anni, una base contributiva più ridotta per il sistema pensionistico e una domanda di servizi socio-sanitari che si trasformerà nei prossimi decenni. Le amministrazioni e le imprese monitorano questi trend per adeguare investimenti e politiche pubbliche.

I prossimi mesi saranno decisivi per capire se l’andamento del primo semestre 2024 rappresenta un’oscillazione temporanea o conferma l’ulteriore peggioramento di un processo già in atto da tempo.

Fonte: elaborazione su dati Istat (report natalità e fecondità, dati provvisori primo semestre 2024).

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