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Rai rivive il passato: tornano in onda le trasmissioni storiche scomparse!

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Di Giulia Moretti

Rai e la scelta di riproporre le trasmissioni storiche finora sparite

“La madre di Torino”, disponibile su RaiPlay, è una narrazione intima di famiglia diretta da Gianni Bongioanni e filmata in 35mm con una cinepresa portatile.

Una proposta interessante da parte di Rai Cultura è quella di ripresentare, con i commenti di Simona Vanni, alcune trasmissioni storiche (oggi digitalizzate) che furono trasmesse una sola volta senza mai essere replicate. Si consiglia la visione su Rai Storia o su Rai Play del telefilm “La madre di Torino”, una delicata storia di famiglia realizzata dal regista Gianni Bongioanni e girata in 35mm con una cinepresa manuale. Bongioanni (Torino, 1921-2018), noto per “La svolta pericolosa” (1959), una serie considerata da molti il precursore delle serie televisive italiane (stile neorealista, attori non professionisti, suspense alla “I figli di Medea”), narra in “La madre di Torino” un fatto realmente accaduto nel 1961: un bambino rischia di cadere dal balcone al nono piano di un edificio mentre gioca da solo e viene salvato dalla madre, con l’aiuto essenziale di un operaio eroico.

L’episodio fu immortalato da Walter Molino in una magnifica copertina per “Domenica del Corriere”. Il telefilm fu presentato al Prix Italia, ottenendo alcuni riconoscimenti ma anche diverse critiche, come quelle di Ugo Buzzolan su “La Stampa” e di Gino Fantin sul “Corriere d’Informazione”. Le critiche avevano un taglio sociologico, focalizzate sulla rappresentazione della Torino dell’epoca, sulle dinamiche familiari e sulla reazione del pubblico. Un tema implicito nella narrazione è la solitudine dei bambini in una grande città durante i primi anni del boom economico. Guardando oggi “La madre di Torino”, ciò che sorprende è la capacità di mantenere la tensione narrativa, l’uso innovativo e dinamico dei mezzi di ripresa (considerando l’ingombranza degli strumenti dell’epoca), la pulizia visiva e la complessità del sonoro. L’episodio è diretto da Leonardo Sicurello, con la collaborazione di Enrico Salvatori e Serena Valeri alla sceneggiatura, e scritto insieme ad Arnaldo Donnini.
P.S. Desidero informare i membri del Cda della Rai che Silvia Calandrelli ha svolto un eccellente lavoro come direttrice di Rai Cultura.

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