Questi sono alcuni risultati di un’indagine condotta da Nielsen, utilizzata per creare una guida in collaborazione con la Polizia, Motorola e Telefono Rosa.
Uno su quattro giovani conosce qualcuno che è stato vittima di revenge porn. Tuttavia, pochi deciderebbero di denunciare il crimine, anche conoscendo bene la vittima. Questi sono alcuni dei risultati di uno studio di Nielsen, utilizzato per sviluppare una guida da Telefono Rosa, in collaborazione con Motorola e la Polizia, che illustra il fenomeno e come affrontarlo.
I dati rivelati
Lo studio, effettuato su giovani di età compresa tra i 18 e i 27 anni, evidenzia che la generazione Z è consapevole del revenge porn, ossia la condivisione non autorizzata di foto o video intimi, ma non ne comprende completamente le conseguenze. Il 25% dei giovani conosce personalmente vittime di questo crimine, mentre il 4% ne è stato direttamente colpito. Nonostante la consapevolezza dei pericoli, metà degli intervistati condividerebbe comunque immagini private con il proprio partner.
A luglio il Garante per la privacy ha annunciato che nel 2023 le segnalazioni sono state 299, il doppio rispetto all’anno precedente, sebbene questo numero potrebbe essere inferiore alla realtà.
Differenze di genere
Le donne sono generalmente più attente ai segnali di pericolo, come le richieste insistenti di contenuti espliciti, che spesso sfociano in vere e proprie pretese. Solo il 41% degli uomini identifica le battute sulla diffusione di immagini private come segnali di allarme. La maggior parte dei giovani sotto i 28 anni desidera maggiori informazioni, ma sono soprattutto le ragazze (84%) interessate a scoprire come proteggersi.
La guida
Per diffondere informazioni precise sul tema è stata creata NonMiViolare, un’iniziativa di Motorola in collaborazione con Telefono Rosa e il supporto della Polizia. Questa guida dettaglia cosa sia il revenge porn, focalizzandosi sulle implicazioni legali, fisiche e psicologiche, e sugli strumenti disponibili per proteggersi in caso di diffusione non consensuale di immagini private.
I rischi
Certi comportamenti possono aumentare il rischio di essere vittime di revenge porn, come salvare foto su cloud non sicuri, non usare password per il computer o per il telefono. È importante fare attenzione alle richieste di foto intime da parte di partner o amici, specialmente se insistenti, e mai condividere i propri codici di accesso per gelosia. Bisogna inoltre diffidare di un partner che esercita controlli, come richiedere la posizione costante per monitorare gli spostamenti. Le pressioni psicologiche pesano di più su chi ha bassa autostima o dipendenza affettiva, o teme l’abbandono.
Prevenire è meglio che curare
“La prevenzione è cruciale in questa battaglia – afferma Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente di Telefono Rosa –. È essenziale educare i giovani al rispetto e alla parità. Come possiamo essere efficaci? Utilizzando i loro strumenti e il loro linguaggio. La tecnologia deve essere nostra alleata, e dobbiamo saperla usare per innovare, non per creare nuove forme di violenza. Oggi è necessario utilizzare lo smartphone in modo responsabile.”
La legge
Il revenge porn è stato riconosciuto come reato nel 2019. L’articolo che lo regola è il 612 ter del Codice penale: “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”. Le pene previste sono la reclusione da 1 a 6 anni e multe da 5 mila a 15 mila euro, con aggravanti se il reato è commesso dal coniuge, un partner o un ex.
Lo sport in campo per l’iniziativa
Le squadre del Monza calcio, la Pallacanestro Varese e l’UYBA Volley hanno partecipato alla campagna il 10 novembre, scendendo in campo non con il logo dello sponsor Motorola, ma con quello della campagna. A rappresentare l’iniziativa c’è il mirino di una fotocamera, per ricordare che chiunque può essere vittima di questo reato, e per incoraggiare le vittime a denunciare.
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Elio Ferri, appassionato di attualità e dotato di un acuto senso dell’analisi, vi informa con chiarezza sugli eventi che plasmano il mondo e l’Italia.
