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Venezia, associazioni del cinema denunciano squilibrio di genere: solo una regista in concorso

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Di Giulia Moretti

Venezia, la protesta delle associazioni del cinema sulla presenza di una sola regista in gara: «Non è una questione di qualità»

Una lettera aperta firmata da sei realtà del cinema italiano mette sotto accusa la selezione della prossima Mostra di Venezia: nella competizione principale di Venezia 83 figura una sola regista. La protesta punta il dito su criteri di valutazione e processi decisionali che, secondo le associazioni, continuano ad escludere voci femminili nonostante impegni formali presi negli anni scorsi.

La regista citata dalla nota è May el‑Toukhy, autrice danese di origini egiziane il cui secondo lungometraggio, “Woman Unknown”, è l’unico titolo diretto da una donna tra i venti in gara. La Mostra si svolgerà dal 2 al 12 settembre e la singola presenza femminile nel concorso principale ha riacceso il dibattito sul tema della rappresentanza.

Nel testo le associazioni — 100autori, Anac, Air3, Doc/it, Ewa e Women in Film Television & Media Italia — non negano il valore artistico come criterio di selezione, ma mettono in discussione la nozione stessa di qualità quando è applicata senza un esame critico del contesto culturale e dei pregiudizi che orientano le scelte editoriali.

Il direttore artistico Alberto Barbera aveva ammesso di essersi trovato sorpreso dal risultato: rispetto alla scorsa edizione, quando erano presenti sei registe in concorso, l’assenza è stata netta. Barbera ha spiegato di aver cercato film diretti da donne che rispondessero ai requisiti di “adeguata qualità”, senza però trovarne a suo giudizio sufficienti per il concorso.

Le associazioni replicano che parlare di qualità come fosse un criterio neutro significa ignorare che ogni selezione è il frutto di punti di vista, abitudini professionali e linee editoriali. Se il risultato sistematico è una presenza femminile ridotta, va interrogato il metodo di selezione più che imputare esclusivamente una scarsa abilità alle registe.

  • Associazioni firmatarie: 100autori, Anac, Air3, Doc/it, Ewa, Women in Film Television & Media Italia.
  • Dato di confronto: Venezia 83 — 1 regista in gara su 20 (May el‑Toukhy) contro 6 registe nella scorsa edizione.
  • Impegno precedente: la Mostra aveva sottoscritto nel 2018 il protocollo 50/50 by 2020 per favorire trasparenza e parità nelle selezioni.
  • Registi italiani presenti a Venezia 83: Nanni Moretti, Marco Bechis, Andrea Pallaoro, Edoardo De Angelis, Paolo Strippoli (in concorso); Mario Martone e Gianni Amelio (fuori concorso).

Le firmatarie ricordano che l’adesione al protocollo 50/50 risale ormai a otto anni fa e che l’obiettivo temporale del 2020 è stato superato da tempo. Per loro, questo ritardo non è solo statistico ma ha conseguenze pratiche: chi non entra nelle scelte dei festival spesso fatica poi a ottenere visibilità, finanziamenti e distribuzione.

Due nomi provenienti dall’Italia compaiono comunque in sezioni ufficiali: Alina Marazzi e Anna Foglietta, entrambe selezionate nella sezione Orizzonti. Le associazioni esprimono sostegno a queste presenze ma rivolgono una domanda più ampia agli operatori del settore — selezionatori, critici, produttori, distributori — chiedendo quando riconosceranno che il sistema ha bisogno di aprirsi alle donne tanto quanto le donne hanno bisogno del sistema.

Il caso veneziano riporta all’attenzione una questione strutturale: non si tratta solo di correggere un’eccezione annuale, ma di rivedere pratiche e criteri che determinano cosa diventa canone e cosa resta ai margini. Per le organizzazioni firmatarie, servono meccanismi più trasparenti e una rinnovata responsabilità collettiva per evitare che la rappresentazione di genere rimanga sbilanciata.

Per chi segue la Mostra, il tema è rilevante oggi perché influenzerà non solo la stagione festivaliera ma anche il circuito produttivo e distributivo del prossimo anno: la visibilità ottenuta al Lido pesa sulle carriere e sui progetti futuri. La lettera delle associazioni vuole dunque stimolare un confronto pubblico sul come si giudica il cinema e sul chi ha voce nelle decisioni.

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