Zucchero ha portato a Bologna una tappa del tour che celebra i 25 anni di Baila (Sexy Thing), annunciando contestualmente un gran finale a San Siro e una lunga serie di concerti all’Arena di Verona. La tournée conferma come il live rimanga il fulcro della sua carriera e segnala tendenze importanti per il mercato della musica dal vivo nel post‑Covid.
Sul palco del Dall’Ara, davanti a oltre 26mila spettatori, il cantante ha ripercorso pezzi storici e raccontato i nodi attuali della musica: la difficoltà di produrre album oggi, il ruolo amplificato dei giovani sui social e la centralità dello spettacolo dal vivo. Ha anche ricordato il disco del 1987 che lo lanciò definitivamente, ribadendo il valore di un repertorio «genuino» che continua a reggere nelle arene.
Lo show è stato costruito su una scenografia semplice ma d’impatto, dominata da un grande sole dorato e da un megaschermo circolare. La formula è quella consolidata: una band di una dozzina di elementi, poche sovrastrutture tecnologiche e un bottone di brani suonati per circa tre ore, dove la voce e le canzoni restano protagoniste.
- Data/luogo principale: Bologna, stadio Renato Dall’Ara (6 luglio), pubblico di circa 26.000 persone.
- Finale annunciato: San Siro, 10 giugno 2027.
- Arena di Verona: due cicli di dieci spettacoli previsti nel 2027 e nel 2028.
- Formato del concerto: band di 12 musicisti, scaletta lunga ~3 ore, scenografia circolare con un grande sole dorato.
Il set ha aperto con suggestioni letterarie e soul — citazioni di Fernando Pessoa e omaggi ad Aretha Franklin — per poi alternare momenti di ritmo e pezzi intimi. Tra i brani proposti: «Spirito nel buio», «Music in Me», «Il mare impetuoso al tramonto», fino al finale con «X colpa di chi» e «Diavolo in me». Nella parte acustica si sono ascoltate «Un soffio caldo» e la tromba che accompagna «Dune mosse», mentre «Diamante» di De Gregori ha chiuso la serata insieme ad altri classici.
Intervistato prima del concerto, Zucchero ha riflettuto sui cambiamenti dell’industria musicale: dopo la pandemia il pubblico sembra desiderare molto di più l’esperienza dal vivo, e i giovani, grazie ai social, accelerano i processi di comunicazione. Ma fare un disco oggi, ha osservato, richiede ancora canzoni forti e una visione precisa — citando l’idea che mantenere il successo imponga spiegazioni artistiche, più che il solo risultato commerciale.
Su temi culturali e politici si è mostrato cauto ma non silenzioso: ha ricordato l’amicizia con Franco De Gregori, con cui ha scritto «Diamante», e ha accolto con favore la proposta di Dacia Maraini di riconoscere simbolicamente Lampedusa, pur commentando con un pizzico di ironia sulle figure controverse del dibattito pubblico. Sulla rappresentanza italiana all’Eurovision ha sostenuto che la scelta non debba essere automatica: secondo lui serve una selezione che metta in gara artisti competitivi.
Alcune considerazioni finali sull’importanza di questo tour:
- Il successo delle grandi arene dimostra che per artisti affermati il live resta la principale fonte di reddito e di visibilità.
- La doppia programmazione all’Arena di Verona indica una strategia orientata alla continuità spettacolare più che al singolo evento promozionale.
- La difficoltà nel produrre album nuovi spinge molti artisti a investire in tournée estese, collaborazioni e contenuti live.
La serata bolognese ha quindi ribadito due verità per la scena italiana: l’eredità di un repertorio solido continua a fare la differenza, e il futuro passa per scelte che bilancino l’energia del palco con una capacità di rinnovamento nella scrittura.
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Giulia Moretti, esperta dei mondi culturali e del cinema, condivide approfondimenti esclusivi sulle celebrità e sui retroscena dello spettacolo italiano.
