Famiglia, estetica e televisione: una miscela di comicità e storici filmati dell’Istituto Luce
Il film inizia con un gong, un microfono acceso e una chitarra, e si conclude con un giovane Alberto Sordi, visibilmente commosso, che parla dell’importanza dell’industria cinematografica. Tra questi momenti, il documentario ci porta in un viaggio attraverso un secolo di storia italiana, dall’era fascista al dopoguerra fino al boom economico. Sette registi hanno creato sette piccoli film, utilizzando un vasto archivio di immagini per celebrare il centenario dell’Istituto Luce.
L’omaggio, chiamato “100 di questi anni” (1924-2024), è disponibile in cento copie nelle sale fino a domani come evento speciale: una docu-fiction vivace in chiave comica. “L’archivio dell’Istituto Luce offre uno strumento prezioso per chi desidera comprendere il passato e orientarsi nel presente,” ha detto Chiara Sbarigia, presidente di Cinecittà. “Abbiamo concepito questo documentario mentre organizzavamo le celebrazioni per il centenario, cercando un approccio diretto per trasmettere l’importanza dei nostri archivi a un pubblico vasto e in particolare ai giovani. Il risultato è un colorito ritratto sociale e culturale attraverso il filtro della memoria.”
Nel film, Rocco Papaleo discute il suo legame con la musica, che descrive come “essenziale e impalpabile come l’aria”; Sydney Sibilia racconta il cinema di truffe e personaggi memorabili attraverso la vita del “peggior criminale del mondo” (interpretato da Valerio Aprea); Claudia Gerini intervista una “antiquata” Paola Minaccioni su idealizzate figure femminili, “pulisco, cucino, stiro e taccio”, in attesa di mariti oppressivi e manipolatori; sotto la regia di Francesca Mazzoleni, Carlo (interpretato da Vincenzo Nemolato) e Laura (Maria Chiara Giannetta) cercano aiuto da uno psicanalista (Carlo De Ruggeri) per superare la paura del matrimonio; Michela Andreozzi e Claudia Zanella esplorano il complicato rapporto con l’estetica, dalle icone degli anni Cinquanta alle modelle di alta moda fino alle casalinghe alle prese con diete e fitness: una critica ai cliché e un omaggio alla bellezza cinematografica; lo chef Paolo Calabresi, diretto da Edoardo Leo, insegna a un giovane aiuto cuoco (Francesco Leo) le delizie della cucina italiana, dai fritti alle sagre; e infine, Massimiliano Bruno narra la storia di una famiglia di comparse, dalla bisnonna debuttante nel 1936 nel kolossal “Scipione l’Africano” di Carmine Gallone al nipote (Federico Maria Galante), che fa il suo primo apparizione nel film “Il Piccolo Diavolo” di Roberto Benigni (1988) mentre era ancora nel grembo materno e viene chiamato Alfredo come il proiezionista di “Nuovo Cinema Paradiso”.
Filmati storici mostrano i set cinematografici, le proteste, il bombardamento del 1943 a San Lorenzo, il Teatro 5 di Fellini, e le canzoni di Mina, Celentano, Rita Pavone e il Festival di Sanremo.
Sceneggiato da Beatrice Campagna, Armando Festa, Matia Frignani, e Gianni Corsi su un’idea di Maura Cosenza, “100 di questi anni” è una produzione de Luce in collaborazione con Groenlandia. I sette registi hanno esplorato tra reportage, cinegiornali, documentari e cortometraggi d’autore. Il montaggio, cruciale per un film così complesso, è stato curato da Angelo Musciagna, Luca Onorati e Patrizia Penzo.
Sbarigia anticipa nuovi sviluppi: “Vogliamo accrescere il valore di Cinecittà a livello globale, potenziando la promozione e la formazione non solo a Roma. Entro il 2026 prevediamo di aggiungere nuovi studi e completare la digitalizzazione di un milione e mezzo di fotografie e migliaia di filmati, mentre proseguirà il restauro delle pellicole. E poi c’è l’Archivio Luce: un tesoro, in parte ancora inesplorato, che desideriamo rendere sempre più accessibile a tutti come un bene comune.”
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Giulia Moretti, esperta dei mondi culturali e del cinema, condivide approfondimenti esclusivi sulle celebrità e sui retroscena dello spettacolo italiano.
