Cravatta nera, sinonimo di eleganza formale e di una certa rigidezza stilistica, si trasforma nelle mani di Pierpaolo Piccioli in un fertile terreno di espressione creativa. “L’ispirazione è nata quando ho sorpreso mia figlia Stella che prendeva dal mio armadio una giacca e una cravatta, trascurando le consuete felpe”, racconta Piccioli. “Per lei, questi indumenti non possedevano lo stesso significato che avevano per me. I giovani non attribuiscono agli stili i significati predefiniti che noi adulti facciamo: questo mi ha spinto a osservare da una nuova prospettiva”.
Rielaborare l’archetipo, decostruire e ricomporre il simbolo. La collezione autunno/inverno di Valentino presentata nei maestosi saloni dell’Hotel Salomon de Rothschild a Parigi, in uno scenario minimalista e completamente riutilizzabile, gioca con il duo camicia-cravatta, trasformandolo quasi in un logo persistente, un leitmotiv su cui immaginare miniabiti sospesi a colletti bianchi e cravatte, camicie oversize senza schiena su minishorts, smoking che lasciano scoperta la vita, e camicie-cape per la sera che sembrano evanescenti. “Avere delle limitazioni può spingere la creatività”, aggiunge Piccioli, “partire da una giacca e cravatta mi ha fatto sentire come una studentessa che adatta la divisa scolastica alla sua personalità, giocando con le proporzioni e le lunghezze”.
Un guardaroba che non distingue più tra maschile e femminile, “uno stile che fluttua nell’aria”, come dice Piccioli. Si ripensano le apparizioni di Ariete e Sangiovanni, giovanissimi e in abito e cravatta sul palco del Festival di Sanremo, e tra le celebrità presenti vi è anche la Rappresentante di Lista insieme a Matteo Paolillo di Mare fuori. Non si tratta di una dichiarazione di inclusività di genere: “Non credo sia utile spuntare le caselle giuste. Sulla passerella, come nella vita, ci sono persone tutte diverse. Ciò che deve cambiare è la prospettiva, le regole devono essere rinnovate dall’interno”. Questo si riflette nelle maxi gonne pantalone indossate basso sui fianchi e nelle camicie sovrapposte con noncuranza, così come nei cappotti e maglioni a scacchi o a righe di materiali eterogenei. Predominano il bianco e il nero, con tocchi di rosso Valentino, azzurro e rosa antico.
L’elemento punk emerge nei dettagli: orecchini audaci e piercing al naso, stivaletti Chelsea ai piedi, a volte adornati con piume, e mini borse con catene e le iconiche borchie Rockstud di Valentino che “sembrano quasi tirapugni”, sorride Piccioli. Ma questa non è una rivisitazione nostalgica del passato, “non sono qui per impartire lezioni di storia della moda, ma per immeggermi nel presente: ciò che conta è l’energia di oggi”. La colonna sonora della sfilata, curata da Robert Del Naja dei Massive Attack, enfatizza questa visione con una musica che sembra proiettare il futuro tra i marmi e gli stucchi dell’epoca Belle Epoque.
La moda, secondo Piccioli, deve generare ossessioni. Le sue creazioni sono variazioni su un tema costante, il nodo al collo, che da simbolo di potere e restrizione si trasforma in un elemento grafico, un gioco intellettuale, un’architettura del pensiero. Per vedere il cambiamento, basta cambiare il nostro sguardo.
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Federico D’Angelo, specialista del benessere e delle tendenze moderne, offre consigli pratici per uno stile di vita equilibrato e ispiratore, adatto alle sfide quotidiane.
