Curiosità del destino: sulle gradinate della Trinità dei Monti, recentemente consacrate dal trionfo di Valentino per mano di Pierpaolo Piccioli, si doveva tenere 25 anni fa un defilé di Gianni Versace per Donna sotto le Stelle. Tuttavia, il 15 luglio, un giorno prima dell’evento, il designer venne tragicamente assassinato a Miami da Andrew Cunanan.
Icona della moda e pilastro del Made in Italy, Versace nacque nel 1946 a Reggio Calabria.
Trasferitosi a Milano con il fratello Santo, che avrebbe ricoperto il ruolo di genio economico della futura maison, Versace iniziò a delineare i primi contorni della sua carriera, lavorando su diverse linee. Il suo debutto ufficiale avvenne nel 1978 a La Permanente di Milano, dove si distinse subito per il suo approccio innovativo. L’introduzione della combinazione pelle/seta fu solo il primo di una serie di audaci esperimenti, come l’uso del neoprene da immersione, tagliato a laser per giacche maschili. Appassionato di tecnologia e profondamente influenzato dalla cultura della Magna Grecia, nella quale era cresciuto (da qui il simbolo della Medusa e i frequenti riferimenti al neoclassicismo), trasformò la maglia metallica delle armature medievali in una fibra tanto morbida e brillante quanto la seta per creare abiti da sera che evocavano le dee dell’Olimpo.
Versace aveva un talento particolare nel valorizzare la bellezza femminile.
È noto infatti che negli anni ’90 fu lui a creare il fenomeno delle supermodelle, lanciando icone come Linda Evangelista, Cindy Crawford, Naomi Campbell e Carla Bruni.
Avido di esplorare nuove frontiere ben prima che il concetto di globalizzazione prendesse piede, Versace si cimentò anche nel mondo del teatro, realizzando costumi per le opere messe in scena al Teatro alla Scala di Milano dal suo amico coreografo Maurice Béjart.
Per il cinema, collaborò con lo stilista Jean Paul Gaultier alla realizzazione dei costumi per il film Kika un corpo in prestito (1993), diretto dall’amico Pedro Almodovar.
Intuendo che le celebrità stavano diventando vere e proprie icone di stile seguite dal grande pubblico, Versace ridisegnò l’immagine di Ornella Vanoni, trasformando la “signora della musica leggera” in una sua stretta alleata. Seguirono collaborazioni con Elton John, Sting, Prince e Madonna, fino a Lady Diana, che il designer trasformò da goffa consorte del Principe Carlo in una “principessa della modernità” con un semplice tubino.
L’uomo senza cravatta
Donatella, la sorella minore amata profondamente dal fratello, fu l’ultima ad entrare nella maison. Inizialmente molto timida, divenne consigliera dello stilista e in seguito direttore creativo della linea giovane Versus.
È sua l’idea rivoluzionaria dell'”abito più nudo”, costituito solo da un sottile lembo di tessuto sul lato posteriore, che segnò un’epoca nella storia della moda.
Miami e i nudi di Naomi
Attratto dal melting pot di Miami, acquistò la casa Casuarina su Ocean Drive. Qui notò i pantaloni indossati bassi con l’elastico delle mutande a vista. Versace non perse tempo e iniziò a produrre intimo adornato con il motivo della greca neoclassica, reso celebre dall’immagine del giovane cantante Enrique Iglesias.
Versace era affascinato dall’idea del nudo: mise in mostra Naomi Campbell per la pubblicità di un piumone della sua linea casa, ma anche Sylvester Stallone e Claudia Schiffer, rispettivamente con un posacenere e un piattino a coprire le parti intime. Nel frattempo, le sue camicie di seta a 12 colori con il simbolo della Medusa divennero un vero e proprio culto. Queste camicie, che ricordavano quelle di Hermés, erano innovative per la loro capacità di mescolare temi contrastanti, riflettendo gli eclettici interessi dello stilista: cinema, moda, teatro, rock, pop, neobarocco… Un vero e proprio miscuglio serico di un creatore postmoderno.
Le star, da Liz Taylor a Elton John, si contendevano i modelli con la loro immagine. Versace scherzava dicendo: “beh, dopo Warhol, serviva qualcosa di nuovo”. Ma non è tutto. Versace trasformò lo spillone punk in un gioiello d’alta moda, reso iconico dall’attrice Liz Hurley, mentre i suoi abiti bondage/fetish in pelle e borchie suscitarono scandalo nell’America più puritana.
Alla fine degli anni ’90, con l’aiuto del “re della pop art”, suo ritrattista e amico, Versace cambia direzione, passando dal neobarocco all’arte moderna. Talmente influenzato da far personalizzare la sua casa di New York da Jean-Michel Basquiat, scoperto in una galleria di Soho. Nei sobborghi underground, lo stilista scopre e porta alla ribalta anche il rap e Tupac Shakur, invitandolo a esibirsi durante una delle sue sfilate.
Una delle ultime apparizioni di Versace fu “Barocco Bel Canto”, diretto da Maurice Béjart, ospite d’onore nel 1997 alla 52° edizione di Pitti Immagine Uomo. Durante lo spettacolo, Naomi Campbell sparò un colpo di pistola verso il pubblico, un tragico presagio di ciò che sarebbe accaduto pochi giorni dopo a Miami.
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Federico D’Angelo, specialista del benessere e delle tendenze moderne, offre consigli pratici per uno stile di vita equilibrato e ispiratore, adatto alle sfide quotidiane.
