Chi avrebbe mai immaginato? L’organo di stampa del movimento F.U.O.R.I., acronimo di Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano, ha preso vita a Torino nel 1971. Quindi, ha da poco celebrato il suo cinquantesimo anniversario. A commemorare tale traguardo, in collaborazione con Levi’s, è stato pubblicato il libro “Fuori!!! 1971-74” di Carlo Antonelli e Francesco Urbano Ragazzi, edito da Nero, che compila i primi 13 numeri dell’omonima rivista. “Si tratta di una fedele riproposizione dell’originale, dove si discuteva di omosessualità, politica e rivoluzione sessuale, inclusi i temi del femminismo – spiega Antonelli – desideriamo mostrare le nostre origini”. Oggigiorno, siamo giunti al concetto di genderless, un trend che ha preso piede nella moda di Gucci sotto la direzione di Alessandro Michele, che non a caso veste Maneskin e Achille Lauro, icone del momento. All’ultimo Pitti Immagine Uomo, è stata introdotta la sezione Supestyling “per esprimere – afferma Raffaello Napoleone, AD dell’evento – le diverse necessità creative”. Non parliamo delle recenti sfilate alla Milan Fashion Week, dove già dai casting era difficile distinguere le differenze di genere, date le fisionomie androgine e le chiome fluenti. Il tocco finale, tutti-frutti, era rappresentato dagli abiti ricchi di gonne e accessori: borse, pochette e gioielli.
Rudy Valentino e l’orologio da polso
Fin da epoche remote, gli accessori hanno attraversato i confini dei generi, specialmente nel campo della gioielleria. Oggi chiunque indossa un orologio al polso, ma non tutti sanno che nel 1926, quando Rodolfo Valentino sfoggiò il modello Tank di Cartier sul set de “Il figlio dello sceicco”, l’orologio era considerato un accessorio femminile. Negli anni ’60, un semplice braccialetto bastava per distinguersi. Oggi, persino i politici più machisti ne indossano a grappoli. E non è finita qui. Le nuove generazioni, seguendo l’esempio di virili calciatori, portano un orecchino solitario su entrambi i lobi. Un tempo, un singolo orecchino all’orecchio destro simboleggiava “libertà sessuale”. Quanto alle collane, sono il gioiello di stagione: robuste catene da rapper o sottili catenine, nuove decorazioni per i maglioni dolcevita che adornano il collo in luogo della cravatta.
La “men-icure”
L’espansione del make-up è notevole. Già nel 1943, Indro Montanelli descriveva Carl Gustaf Emil Mannerheim, Maresciallo Generale dello Zar, come portatore di “unghie laccate”. Ora è la volta delle nuove generazioni che colorano le dita. “La cosmetica maschile – stima Benedetta Boni di Cosmetica Italia – conta per il 24% del mercato. Il make-up maschile è in crescita e lo chiamiamo ‘men-icure’, un termine derivato dalla manicure femminile”. “Alcune pratiche – precisa Antonelli – derivano anche da influenze culturali orientali. Se il kajal di Johnny Depp, in alcune culture arabe, è una forma di protezione igienica per gli occhi, in Giappone le unghie dipinte sono viste come un’estensione dei tatuaggi fino alle estremità delle dita”.
Unisex e Metrosexual
L’innovazione dell’unisex mise in scena i jeans contestatari sia per lei che per lui. Negli anni ’70, i borselli da uomo fecero la loro comparsa. Oggi, tutti i modelli proposti dagli stilisti includono borse e borsette a tracolla. Una curiosità: anche il ballo che si diffuse nelle discoteche in quel decennio, nacque nei locali omosessuali. Gli uomini non potevano certo abbracciarsi guancia a guancia. C’è di più. Negli anni ’80, Jean Paul Gaultier introdusse la prima gonna maschile. Persino il conservatore Armani, che negli anni ’80 ebbe successo con l’abito maschile per la “donna in carriera”, nel 2004 propose il concetto di Metrosexual: eterosessuale ma con vezzeggiativi femminili. Da notare, la depilazione ormai diffusa. Precursore di questa categoria fu il calciatore David Beckham, sex symbol maschile che si verniciava le unghie. Molte differenze, quindi, si sono azzerate o invertite. Che senso ha quindi fare divisioni e classificazioni? “I simboli cambiano significato”, come sostiene Valerie Steele, eminente storica della moda. I tatuaggi, un tempo distintivi di marinai e carcerati, oggi sono un costume collettivo. Più che mai, vale il detto “l’abito non fa il monaco”. Alessandro Cecchi Paone, dichiaratamente bisessuale, è sempre impeccabile in giacca e cravatta da manager.
Paillette: da Zero agli etero
In passato, le paillette brillavano sugli abiti del gentil sesso o sulle star ambigue come Elton John o Renato Zero, mentre oggi scintillano su numerose giacche maschili per gli eterosessuali. “Fin dagli anni ’70 – afferma Carlo Pignatelli – ho costruito la mia fortuna sull’uso maschile dei tessuti femminili”. E pensare che al Festival di Sanremo del ’64, Bobby Solo fece scalpore per un filo di kajal mentre cantava “Una lacrima sul viso” e i giornali ironizzavano, “una lacrima sul trucco”. Tra poco, sul palco dell’Ariston, una delle accompagnatrici di Amadeus sarà Drusilla Foer, alter ego di Gianluca Gori.
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Federico D’Angelo, specialista del benessere e delle tendenze moderne, offre consigli pratici per uno stile di vita equilibrato e ispiratore, adatto alle sfide quotidiane.
