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Intelligenza artificiale: rischio licenziamenti per chi non la adotta, avverte Camisani Calzolari

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Di Giulia Moretti

Intelligenza artificiale: rischio licenziamenti per chi non la adotta, avverte Camisani Calzolari

L’intelligenza artificiale non è più una previsione futuribile: è dentro telefoni, piattaforme e servizi quotidiani. Marco Camisani Calzolari — docente universitario, membro del comitato AI della presidenza del Consiglio e promotore del concetto di cyberumanesimo — spiega perché capire come funzionano questi strumenti è urgente, soprattutto per chi cresce con la rete.

Tra i primi a occuparsi di digitale in Italia, Camisani Calzolari lavora oggi anche con l’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale. Ha costruito una carriera tra divulgazione, televisione (anche come inviato) e libri, ultimo dei quali riguarda le scelte automatizzate e i rischi collegati all’adozione dell’AI.

Usi quotidiani e atteggiamento critico

Riprende spesso l’idea che la tecnologia va conosciuta, non demonizzata: secondo lui vietare lo smartphone ai minori è una soluzione superficiale. Meglio educare e mettere limiti sensati, piuttosto che imporre divieti generici che non creano competenza.

Genitori impostano controlli parentali su smartphone dei figli
Impostare limiti e regole digitali aiuta la consapevolezza dei più giovani.

Nei suoi consigli familiari c’è un elemento pratico: i suoi figli — oggi 14 e 22 anni — hanno ricevuto dispositivi solo dopo che erano stati impostati sistemi di controllo e che la famiglia aveva messo in chiaro regole e abitudini digitali. Questo, sottolinea, li ha resi più consapevoli e meno attratti dallo scorrimento infinito.

Racconta anche di un meccanismo personale: quando lo scorrimento diventa privo di senso, interviene una sorta di “segnale” mentale che lo obbliga a interrompere. Non è tecnologia, ma disciplina digitale.

Pericoli concreti — dalla medicina alla difesa

Il nodo, avverte, non è la sola potenza degli algoritmi ma l’assenza di una corretta rete di garanzie e responsabilità. In alcuni ospedali statunitensi l’AI è già impiegata per il triage e l’analisi di radiografie: utile come supporto, ma problematico se la macchina prende il posto dell’esperto. L’errore, su base probabilistica, non è marginale quando si parla di salute.

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Macchina per analisi radiografie con medico sullo sfondo
L’uso dell’AI in medicina può supportare ma non sostituire l’esperto.

Allo stesso modo, il dibattito si estende alla difesa: l’uso di droni e sistemi autonomi solleva questioni etiche fondamentali se a decidere della vita di una persona è un algoritmo.

Ruolo della scuola, dei festival e dell’informazione

Per queste ragioni parteciperà al Pianeta Terra Festival a Lucca: eventi pubblici che spiegano esempi pratici — come riconoscere una voce clonata o un deepfake — servono a distribuire competenze oltre i circoli specialistici. Per lui è una forma di educazione civica digitale sempre più necessaria.

Non si tratta solo di sicurezza: conoscere il funzionamento delle tecnologie aiuta anche a sfruttarne le opportunità e a ridurre timori infondati.

Impatto sul lavoro

L’AI, ricorda, rivoluzionerà soprattutto le mansioni ripetitive e riconducibili a istruzioni formalizzabili per iscritto. Chi incorpora questi strumenti nel proprio lavoro diventerà significativamente più produttivo; chi li ignora rischia di restare indietro.

  • Per le famiglie: impostare controlli, spiegare i rischi e limitare pratiche come lo scorrimento infinito.
  • Per i professionisti: imparare a usare l’AI come strumento di supporto, non temerla a priori.
  • Per le istituzioni: promuovere norme e processi che definiscano responsabilità e limiti d’uso.

Come ricorda lo studioso, non è un ritorno al passato: l’obiettivo è integrare la tecnologia senza delegare completamente giudizi e responsabilità. Questo principio — che ha radici anche in manuali tecnici degli anni Settanta — rimane valido: le macchine possono aiutare, ma la responsabilità ultima deve restare umana.

Infine, un’osservazione sul panorama italiano: non tutto è arretrato. L’Italia ha contribuito con la prima legge europea sull’AI, pensata per tutelare le persone; ma servono più strumenti di alfabetizzazione diffusa, dai media alle scuole, per trasformare la normativa in consapevolezza reale.

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