Con la nuova stagione che parte a settembre, i dati d’ascolto mostrano una trasformazione netta: il pubblico italiano guarda più contenuti sul grande schermo, ma sempre più spesso attraverso schermi connessi e piattaforme non lineari. Questo cambiamento ridefinisce l’equilibrio tra reti tradizionali, piattaforme pay e servizi on demand, con effetti immediati su palinsesti e ricavi pubblicitari.
I numeri chiave
Secondo l’elaborazione di Sensemakers e CeRTA sui dati Auditel, il consumo complessivo di contenuti sul televisore cresce rispetto allo scorso anno, ma il quadro cambia se si distingue la fruizione lineare da quella tramite smart TV.

- Plateale giornaliera totale: circa 9.123.000 spettatori, un aumento di 21.000 rispetto al 2025.
- Televisione lineare (canali tradizionali): circa 7.222.000, in calo del 2% anno su anno.
- La differenza è coperta da contenuti fruiti tramite TV connessa, classificati come «non riconosciuti» nelle rilevazioni (tra questi entrano anche i programmi delle piattaforme di streaming).
- Fiction di punta: «Il mio nome è Carlo» ha superato in media i 4,2 milioni di spettatori su Canale 5.
Chi vince e chi perde
Il quadro non è omogeneo: alcuni editori capitalizzano la nuova stagione, altri faticano a trattenere l’audience.

Sky registra una crescita significativa (+6,3% sull’intero giorno), trainata dallo sport — Formula 1, MotoGP, Champions League — e dal ritorno di format come X-Factor. Anche La7 segna un progresso (+3%), grazie a un’offerta di approfondimento già a regime, con programmi come 8 e mezzo che consolidano l’access prime time.
Le ammiraglie, invece, vedono segnali contrastanti: l’access prime time continua ad essere cruciale — con programmi come «La ruota della fortuna» e «Affari tuoi» in cima alle preferenze — ma il posizionamento tardivo della prima serata, che spesso scatta verso le 22:00, rischia di spingere spettatori verso consumi on demand.
Perché conta ora
La dinamica osservata a settembre ha conseguenze concrete per tutti gli attori del settore. Reti e produttori devono ripensare tempistiche e formati; gli investitori pubblicitari ricalibrano i piani media in funzione di una fruizione sempre più frammentata tra lineare e digitale.
In più, l’estate ancora in corso e il rinvio dei grandi titoli verso la seconda metà di settembre riducono, almeno inizialmente, la forza di attrazione dei palinsesti tradizionali. La competizione per l’attenzione resta alta: sport, fiction di qualità e format consolidati rimangono leve decisive, ma non bastano se il pubblico preferisce la libertà del catalogo on demand.
Implicazioni pratiche
Per sintetizzare le ricadute più immediate:
- Le emittenti devono bilanciare palinsesti live e disponibilità on demand, lavorando su promozione cross-platform e programmazione più anticipata.
- Gli inserzionisti cercheranno misure di efficacia che integrino dati lineari e digitali, per indirizzare campagne in ambienti ibridi.
- I produttori di contenuti valuteranno formati che funzionano sia in diretta sia in visione differita, puntando su titoli capaci di generare attenzione immediata e ricercabilità nel tempo.
In sostanza, la televisione non scompare: si trasforma. I prossimi mesi diranno quanto velocemente broadcaster e operatori sapranno adattarsi a un pubblico che sempre più spesso sceglie quando e come vedere i contenuti.
Elaborazione Sensemakers e CeRTA su dati Auditel. Con la collaborazione di Massimo Scaglioni.
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Giulia Moretti, esperta dei mondi culturali e del cinema, condivide approfondimenti esclusivi sulle celebrità e sui retroscena dello spettacolo italiano.
