Nives, Fiore, Natascia, Giody, Mery, Angela, Saveria, Linda, Hellen: sedici abiti da sposa straordinari, così unici come probabilmente saranno le donne che li sceglieranno. Sono i pezzi esclusivi della collezione capsule Re-Love di Atelier Emé (47 boutique, parte del gruppo Calzedonia), un’iniziativa di upcycling che si confonde con l’haute couture, lanciata recentemente a Milano presso il Museo del Novecento, in un evento che ha visto la partecipazione di celebrità e influencer. Questi abiti hanno una caratteristica straordinaria: provengono dall’archivio dell’atelier, dove erano conservati al buio, incapsulati in coperture protettive, e sono stati “risvegliati” e rimessi in vita, non nella loro forma originale, ma assemblando i migliori elementi delle creazioni fatte tra il 2005 e il 2013. Gonne lussuose e corsetti sono stati smontati e ricomposti dalle sei sarte di Atelier Emé, arricchiti con disegni, bouquet acquerellati e applicazioni tridimensionali di fiori, farfalle e fiocchi.
Interventi particolari sono stati eseguiti su dieci degli abiti da mending for good, (un’agenzia di consulenza specializzata in soluzioni creative ed etiche di upcycling) che ha apportato soluzioni tecniche di alta artigianalità. Tra questi, la pittura su tessuto realizzata da Karl Joerns di La Serra MK textile Atelier a Firenze, i ricami manuali di Donatella de Bonis e Manusa, e i dipinti curati dal laboratorio di San Patrignano. Come nei libri La ricamatrice di Winchester di Tracy Chevalier (Neri Pozza) e I fili della vita di Claire Hunter (Bollati Boringhieri), il cucito diventa qui una forma di espressione, un altro modo per raccontare storie, anche sotto un’ottica etica.
Federico Fraboni, Sustainability Manager del Gruppo Calzedonia, ha dichiarato che si tratta della prima iniziativa di questo tipo per il gruppo, ma che l’obiettivo è replicare il progetto. “Non è solo un recupero virtuoso e di alto livello, che dimostra le potenzialità dell’upcycling nel settore degli abiti da sposa, ma è anche un modo per attivare energie, coinvolgere e valorizzare artigiani e cooperative. Anche le farfalle (nuove) applicate sugli abiti sono realizzate con tessuti recuperati.”
Per comprendere l’impegno e il significato dietro questi capi: le piume di Natascia, che coprono tutta la gonna, provengono da quattro abiti diversi; Nives combina due elementi: un corsetto rinforzato con stringhe dietro e una finitura a punta davanti (stile Dior) e un’imponente gonna da principessa Sissi con bordatura in pizzo; le rose in chiaroscuro cucite su Linda sono state recuperate dall’archivio e dipinte a mano durante un workshop di mending for good a San Patrignano; Saveria presenta una frase di Marceline Desbordes-Valmore (1786-1859), poetessa francese tra i primi romantici, ricamata a punto erba sullo strascico. La stessa frase, riportata su Angela, una gonna di sbieco in organza, ha richiesto settanta ore di lavoro. “Ci sono volute novanta ore”, racconta orgogliosamente Barbara Guarducci, direttrice creativa di mending for good, “per realizzare i bouquet colorati di Giody, un modello a sirena con coda staccabile in tulle, creati dalla cooperativa sociale Manusa con un tocco moderno che introduce il colore nel tradizionale bianco sposa.” Questa innovazione si vede anche nella cintura in raso rosso di Angela, nel corpino e nella sopragonna con cuori e fiori dipinti a mano su Hellen e su Annica, l’unico abito corto, giovane e sbarazzino, nei mazzetti di fiori e nel nastro di raso turchese che segna la vita di Irene, nelle farfalle rosa su Chiara, segnando così una nuova direzione anche nel “giorno più bello”.
La collezione, appena lanciata nell’atelier milanese, ha prezzi accessibili (tra duemila e seimila euro). Fiore, l’abito più costoso, ha un corsetto sculpture a corolla in organza e una cintura ricamata con strass, abbinate a una gonna in duchesse di seta con strascico. È un pezzo unico, non indossabile in altre occasioni. Tuttavia, Elisa, un capolavoro in chiffon a pannelli sovrapposti stile anni Cinquanta, Natascia con le sue piume a forma di nuvola, Ellen e Annica con cuori e fiori, sono abiti che possono essere indossati anche oltre il giorno del sì. Sarebbe un peccato, dopo tutto questo lavoro, rimetterli in una fodera e lasciarli dormire per chissà quanti altri anni.
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Federico D’Angelo, specialista del benessere e delle tendenze moderne, offre consigli pratici per uno stile di vita equilibrato e ispiratore, adatto alle sfide quotidiane.
