Il Conduttore e il suo Stile a Sanremo
Dopo il successo a Sanremo, il conduttore rivela: «Pippo Baudo è stato il nostro maestro, mostrandoci come gestire il Festival con le sue dinamiche uniche, incluse le controversie e le divergenze tra le giurie»
DAL NOSTRO INVIATO
SANREMO – Un mediatore e un moderatore, così come un vero seguace di Pippo Baudo. Carlo Conti accoglie queste etichette, aggiungendone una personale. «Il mio Festival è stato un omaggio a Baudo, che ci ha insegnato a celebrare Sanremo con i suoi contrasti, le giurie discordanti e le inevitabili polemiche. È sempre stato così, e per me il Festival è un’incredibile celebrazione collettiva, che varia dall’inserimento di una chitarra elettrica a un organo, ma il cuore pulsante rimane lo stesso, proprio come lui ci ha trasmesso».
Conti non si offende quando lo chiamano moderatore o mediatore. Al contrario delle polemiche, che non appartengono al suo stile (a differenza di Pippo Baudo, che le cavalcava con entusiasmo): «Essere chiamato moderatore non mi disturba. Sono una persona normale e mi sta bene così. Per me vivere è semplice, e lo stesso vale per il Festival, che ho vissuto a modo mio, con la mia personalità, i miei punti di forza e le mie debolezze. Ritenevo essenziale dare spazio alla musica». Il presentatore scherza: «Il problema sarà per chi dovrà organizzarlo l’anno prossimo… ah, giusto, sarò ancora io». Poi aggiunge seriamente: «Nel 2026 sarò sicuramente direttore artistico, come richiesto dalla direzione. Ma penso di continuare anche alla conduzione». E spiega che, secondo lui, questo è l’aspetto più semplice: «La direzione artistica implica organizzare tutto, dalla selezione delle canzoni alla scenografia, dalle luci agli abiti. Se il mio ruolo potesse servire a supportare qualche nuovo talento, facendolo emergere sul palco, sono disponibile… vedremo».
I dati d’ascolto sono tutti a favore di Carlo Conti. La media delle cinque serate è stata di 12,5 milioni di spettatori, pari al 67,1% di share. La serata finale ha registrato 13,4 milioni di spettatori, con uno share del 73,1% (l’unico aspetto negativo di un’edizione eccezionale, dato che Amadeus nel 2024 aveva fatto meglio con 14,7 milioni e uno share superiore di un punto). I dirigenti Rai, l’ad Giampaolo Rossi e il dg Roberto Sergio, parlano di «un’edizione entusiasmante: è stato un Festival per tutti». Conti, perfezionista, identifica due errori: «Per la classifica finale, avrei preferito adottare il metodo usato nella serata delle cover, dando solo le prime 10 posizioni. Ma i miei collaboratori mi hanno sconsigliato di farlo. Inoltre, la finale è finita troppo tardi, avremmo dovuto chiudere prima, intorno all’1 e 40». Un giorno si dirà: ai suoi tempi i programmi finivano prima.
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Giulia Moretti, esperta dei mondi culturali e del cinema, condivide approfondimenti esclusivi sulle celebrità e sui retroscena dello spettacolo italiano.
