Carla Vacchino, insieme al fratello Walter, gestisce il teatro dove si tiene il Festival di Sanremo dal 1977. «Baudo, un perfezionista, dava consigli musicali agli artisti e curava anche la scenografia dei fiori»
Carla Vacchino riceve il principe Alberto di Monaco al Festival di Sanremo presso il Teatro Ariston
«Pippo Baudo? Era una persona estremamente umana e riservata. L’ultima volta che è stato all’Ariston, su richiesta esplicita di mio padre Aristide, non era lì per presentare ma come ospite tra il pubblico, e ci ha fatto sapere dove si trovava nel teatro perché desiderava salutarci. Aveva un rapporto quasi familiare con me, mio fratello Walter e i nostri figli».
Carla Vacchino, che possiede con il fratello Walter il cinema-teatro Ariston, casa del Festival di Sanremo dal 1977, condivide alcuni ricordi con il Corriere.
Per Baudo l’Ariston era «un monumento. Ogni volta che salgo su quel palco provo un’emozione unica e diversa»
«Per noi non era solo un conduttore o un direttore artistico, ma un padre, uno zio. Mostrava grande rispetto verso gli artisti e tutti coloro che lavorano all’Ariston, dalla prima all’ultima persona coinvolta nell’organizzazione del festival. Da anni il principale camerino del teatro è stato ribattezzato “Camerino Baudo”. Ora gli sarà intitolato ufficialmente».
Come era Pippo Baudo fuori dal palcoscenico?
«Per evitare gelosie tra gli artisti non si fermava mai a mangiare con loro, spesso si ritirava con il suo amico, il maestro Pippo Caruso. Ricordo anche sua figlia che lo accompagnava spesso al festival… dove metteva sempre il cuore in prima linea, mostrando la sua generosità ma anche la competenza di chi ha una formazione accademica in pianoforte e una profonda conoscenza musicale».
Interveniva persino nella modifica delle esecuzioni musicali degli artisti?
«Era un perfezionista. Ricordo una volta durante una prova, mentre parlavo con Baudo in prima fila, passò Marco Mengoni e Baudo gli diede un suggerimento sulla conclusione del brano che aveva appena interpretato. Anche con gli ospiti internazionali era meticoloso e generoso di consigli: quando i Take That salirono sul palco, dopo diverse prove non era ancora convinto della loro esibizione e intervenne, fornendo suggerimenti persino durante la diretta, rivolgendosi al pubblico e alla band».
Consigliò anche ad Andrea Bocelli di modificare il finale di “Con te partirò”, poiché «non concepiva che un brano di quella portata si concludesse come originariamente previsto senza un acuto finale intenso», come racconta suo fratello Walter Vacchino nel libro con Luca Ammirati «Ariston, la scatola magica di Sanremo» (Salani).
«Conosceva la musica e sì, consigliò anche Bocelli… e i suoi suggerimenti erano sempre appropriati, gli artisti lo seguivano. Poi aveva una visione d’insieme, curava anche i celebri fiori sanremesi che nelle riprese televisive sono sempre stati difficili da gestire: in TV le foglie verdi tendono a scurirsi e i fiori possono creare problemi di visibilità per gli ospiti. Così spesso Pippo dava consigli su come organizzarli al meglio».
Il 23 febbraio 1995 fu lei a notare da un palchetto riservato alla sua famiglia un uomo in atteggiamento sospetto appoggiato alla balconata…
«Pippo Baudo lo raggiunse e lo convinse a desistere. Poi si girò verso il palco chiedendo di riprendere lo spettacolo da dove si era interrotto».
Se Pippo Baudo è stato il Re del Festival, al festival sono giunti anche principi, re e regine.
«Un anno fa abbiamo ricevuto il principe Alberto di Monaco, in visita privata come desiderava: si è accomodato nel palco di solito riservato al sindaco e alle autorità e abbiamo preparato un aperitivo con specialità locali, sapendo che ama la Sardenaira e preferisce il prosecco al champagne. Inoltre abbiamo accolto la regina Rania di Giordania, circondata da misure di sicurezza, e in precedenza al teatro Ariston abbiamo ospitato i Nobel con re Carlo Gustavo XVI di Svezia».
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Giulia Moretti, esperta dei mondi culturali e del cinema, condivide approfondimenti esclusivi sulle celebrità e sui retroscena dello spettacolo italiano.
