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Fabrizio Moro confessa: Da operaio depresso a 25 anni di successo nella musica!

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Di Giulia Moretti

Fabrizio Moro: «Nella vita ho fatto anche l'operaio. Ero depresso, la musica non mi dava più emozioni. Ora festeggio 25 anni di carriera e rinasco»

Il musicista capitolino si appresta a celebrare un quarto di secolo di attività con un nuovo progetto discografico e due esibizioni speciali: «Ero isolato, solo con il mio cane, senza contatti con il mondo esterno»

Fabrizio Moro, compie 50 anni il 9 aprile

«Ho messo da parte la musica per un lungo periodo», confessa Fabrizio Moro, che ora è pronto a tornare in sala di registrazione per un nuovo album e sta organizzando per aprile due concerti nei palasport, uno a Roma (il 1°) e uno a Milano (il 3), per celebrare i 25 anni di attività musicale. «Inclusi gli anni di gavetta, perché il mio primo album, nel 2000, fu un flop. La mia etichetta di allora, la Ricordi, rescisse il contratto in modo quasi brutale, mi demoralizzai e mi fermai per sette anni, finché non arrivò Pensa e ripresi a fare musica».

Si ritirò completamente.

«La musica non mi garantiva un sostentamento, ho lavorato anche come operaio, applicavo guaine sui tetti. E quell’esperienza mi è rimasta. Quando sono in periodi di stallo, mi dedico al fai da te».

Perché ha lasciato la musica negli ultimi anni?

«Cantare e comporre erano la mia vita e a un certo punto non mi emozionavano più. Mi ero rilassato, stavo scivolando in una depressione: dormivo di più, non facevo esercizio, non scrivevo, non vedevo nessuno, stavo chiuso in casa col cane. Un po’ come Rocky».

Il pugile di Stallone?

«Sì. In Rocky 3, Apollo Creed gli dice: hai perso lo sguardo della tigre. Mi sono identificato con quella storia e ho iniziato a riflettere sul mio passato».

Come?

«Ancora oggi passo le notti a guardare i miei vecchi video e mi vedo con quella rabbia, quella forza che mi spingeva a scrivere, a fare tour».

Ermal Meta e Fabrizio Moro al Festival di Sanremo 2018

Ha detto che in passato la nascita di suo figlio Libero lo ha salvato dalla depressione. Ora, qual è stata la scintilla che lo ha spinto a non arrendersi?

«Una ballata, la più bella che abbia mai scritto. Ha riacceso la mia vita».

Farà parte del nuovo album?

«Sì. Il disco sarà pubblicato entro l’anno. Per me rappresenta un ritorno significativo».

L’estate scorsa ha ripreso a fare tour.

«Trovare il pubblico ai miei concerti mi conferma che sono seguito per quello che ho raccontato in questi anni, non per una moda passeggera».

Sul palco la raggiungeranno gli amici?

«Non ci ho ancora pensato e devo svegliarmi, non posso invitare le persone all’ultimo minuto».

Chiamerà Renato Zero, con cui ha cantato al Circo Massimo?

«È pigro, non verrà mai! Ma è il più grande artista con cui ho lavorato: è un maniaco della puntualità, della tecnica, corregge anche la tua intonazione: se canto con Renato e stono, a lui rode come se l’errore fosse suo».

Il 9 aprile compio 50 anni.

«L’età pesa a seconda di quello che hai fatto nella vita. Io mi sentivo più vecchio a trent’anni, perché non avevo raggiunto nulla e il tempo mi correva dietro».

È più difficile mantenere il successo oggi o ieri?

«Quando ho iniziato, avevi più opportunità, potevi anche sbagliare uno o due dischi. Ora è più complicato: fai successo con una canzone, ti esibisci allo stadio e poi si vedrà. Le case discografiche non hanno pazienza. È un sistema malato».

Chi apprezza tra i nuovi artisti?

«Il Tre. L’ho invitato a casa, gli ho fatto ascoltare alcuni miei brani nuovi: metti due barre sopra questo pezzo. E lui improvvisava. Forte questo ragazzo».

Altri?

«Ascolto rock internazionale, U2, Coldplay, Muse. Poca musica italiana. Non sono schizzinoso, ma mi inquina la mente, mi influenza. All’ultimo Sanremo non conoscevo molti dei giovani artisti, nemmeno il vincitore Olly».

A “Amici” ha incontrato una giovanissima Elodie.

«Aveva la stessa energia di ora. Arrivò alle audizioni con i capelli rosa. Appena la sentii cantare dissi: è forte».

In rete girano le sue foto a casa di Ultimo.

«Sono andato a trovarlo».

Le ha chiesto di partecipare al raduno degli “ultimi” per i dieci anni di carriera, nel 2026 a Roma?

«Non so cosa sia. Niccolò e io ci vediamo al di là della musica. Quando nel 2017 gli chiesi di aprire il mio concerto a Roma mi ero rivisto in lui. Aveva l’istinto del predatore. Il successo che ha è tutto merito suo. Io ho solo notato il suo talento e gli ho dato una mano: tutti abbiamo bisogno d’aiuto. Da solo non ce la fa nessuno».

Ultimo e Fabrizio Moro

Pippo Baudo lo chiamò a Sanremo.

«Mi prese dall’hotel Parco dei Principi dove lavoravo come cameriere e mi portò all’Ariston. Gli sarò sempre grato».

Il festival lo ha anche vinto tra i big.

«Coinvolgevo Ermal in quell’avventura. Dopo la proclamazione gli sussurrai: visto che avevo ragione? È stata una gioia enorme, condivisa con un amico».

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