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Gran Sasso a rischio: estrarre altra acqua può scatenare un disastro

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Di Elio Ferri Elio

Gran Sasso, la montagna seduta sull’acqua: “Se ne estraiamo ancora rischiamo il disastro”

Sul versante di un massiccio che fornisce acqua a circa 700.000 persone si è aperto un dibattito tecnico e ambientale: proteggere la risorsa sotterranea oppure trasferire le captazioni in un altro bacino, con possibili conseguenze geologiche. La zona, posta attorno ai mille metri di altitudine, è attraversata dal più lungo traforo interamente costruito in Italia e custodisce al suo interno tre laboratori di ricerca.

La posta in gioco è alta. L’ampio serbatoio sotterraneo garantisce la rete idrica di centinaia di comuni; un’eventuale contaminazione della falda comprometterebbe non solo la qualità dell’acqua ma anche la disponibilità per uso domestico e industriale.

Pericoli e proposte

Di fronte al rischio di inquinamento, i gestori hanno valutato l’ipotesi di spostare le estrazioni verso un bacino alternativo. Secondo alcuni geologi e ingegneri, però, lo spostamento potrebbe provocare instability nel sottosuolo e aumentare il rischio di cedimenti nelle gallerie e nelle cavità naturali.

Nel frattempo, i tre laboratori presenti nell’area svolgono attività di monitoraggio e studi geofisici, ma il potenziamento dei controlli appare tra le prime azioni richieste dalle autorità locali per valutare l’entità del rischio e definire misure di mitigazione.

Perché conta oggi

L’urgenza deriva da tre fattori convergenti: la dipendenza idrica di vaste popolazioni, la vicinanza di infrastrutture critiche (in particolare il traforo) e l’incertezza sulle conseguenze geotecniche di un eventuale cambio di captazione. Decisioni affrettate potrebbero trasformare un problema di qualità in un’emergenza strutturale.

  • Impatto sulla fornitura: fino a 700.000 persone potrebbero subire interruzioni o restrizioni idriche in caso di contaminazione.
  • Rischio geologico: lo spostamento delle prese d’acqua potrebbe alterare pressioni sotterranee e favorire cedimenti.
  • Infrastrutture esposte: il traforo e le gallerie interne potrebbero essere interessati da fenomeni di subsidenza o fratturazione.
  • Necessità di verifica: servono indagini indipendenti, monitoraggio continuo e studi di impatto ambientale approfonditi.

Le autorità regionali e i gestori del servizio idrico stanno valutando possibili scenari. Tra le opzioni allo studio ci sono il rafforzamento della sorveglianza della falda, interventi di consolidamento delle cavità e prove pilota per verificare gli effetti dello spostamento delle captazioni senza compromettere la stabilità del sito.

Prossimi passi

Fonti tecniche indicano alcune misure prioritarie: estendere le campagne di monitoraggio geochimico dell’acqua, eseguire modellazioni idrogeologiche aggiornate e avviare valutazioni di rischio indipendenti. Solo così sarà possibile bilanciare la tutela della risorsa idrica con la sicurezza delle infrastrutture e delle comunità locali.

Resta aperta la domanda centrale: come garantire l’acqua per centinaia di migliaia di persone senza mettere a rischio il sottosuolo? Le decisioni che verranno prese nelle prossime settimane determineranno la risposta.

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