Il governo punta a ridurre il peso del “tu-tto o niente” del test d’ingresso e a valutare gli studenti su periodi più lunghi: la novità, annunciata dalla Commissione Istruzione del Senato, dovrebbe entrare in vigore già nell’anno accademico 2025-2026. La riforma trasferisce parte della selezione dal singolo esame di poche ore a una valutazione che incorpora il percorso di semestre e i crediti maturati.
Roberto Marti, presidente della Commissione, ha spiegato che l’idea è dare ai candidati la possibilità di esprimere le proprie attitudini nel corso di attività reali e non solo in una prova breve che può risentire di fattori emotivi o casuali. Dopo il primo semestre verrà comunque somministrato un esame nazionale unico, ma la valutazione terrà conto delle diverse fasi del percorso formativo e dei crediti accumulati: il risultato finale sarà una graduatoria nazionale che definirà l’accesso al secondo semestre.
Cosa cambia rispetto all’assetto attuale
- Valutazione più distribuita nel tempo invece che basata su una prova brevissima.
- Maggiore peso dei crediti formativi e delle attività svolte durante il semestre.
- Presenza di un test unico nazionale successivo al primo semestre, integrato con il percorso formativo già compiuto.
- Graduatoria finale nazionale per l’ammissione alla seconda parte dell’anno accademico.
Perché questa modifica conta oggi
La prospettiva annunciata modifica il modo in cui gli studenti si preparano e come le università organizzano la selezione. Sposta l’attenzione dalla capacità di superare una prova isolata alla coerenza del percorso formativo, con possibili ricadute su corsi propedeutici, strategie di orientamento e servizi di supporto agli studenti.Tempistiche e passaggi principali
Fase Come funzionerà Primo semestre Attività formative valutate con crediti; esame di fine semestre considererà il percorso svolto Test nazionale unico Somministrato dopo il primo semestre, integrerà le valutazioni precedenti Graduatoria finale Classifica nazionale che determina l’accesso al secondo semestre Entrata in vigore Obiettivo: anno accademico 2025-2026 Implicazioni pratiche per studenti e atenei
La novità richiederà alle università di ridefinire regolamenti interni e criteri di valutazione, oltre a garantire trasparenza nel calcolo dei crediti. Per gli studenti, cambieranno le priorità preparatorie: più attenzione alla continuità del rendimento e meno al risultato di una singola prova d’esame. Anche i centri di preparazione e i servizi di orientamento dovranno adattarsi a un modello che premia la costanza.Prospettive e criticità
Una valutazione distribuita può attenuare l’impatto di ansia o imprevisti sul risultato finale, ma pone sfide organizzative: standardizzare i criteri tra atenei, assicurare equità territoriale e definire con chiarezza come saranno pesati crediti e prove. I dettagli operativi—dal calcolo dei punteggi alle modalità di somministrazione del test nazionale—seguiranno nelle prossime fasi normative.In sintesi, la proposta rappresenta un tentativo di rendere la selezione più aderente al percorso formativo complessivo: se attuata secondo quanto annunciato, avrà effetti tangibili su come si studia, su come le università valutano e su chi potrà accedere al secondo semestre a partire dal 2025-2026.
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Elio Ferri, appassionato di attualità e dotato di un acuto senso dell’analisi, vi informa con chiarezza sugli eventi che plasmano il mondo e l’Italia.
