A Lampedusa, una notte intensa di arrivi. Mentre la nave Libra oscillava al largo con a bordo nove uomini adulti, non considerati vulnerabili, provenienti da nazioni ritenute sicure dopo un giorno intero di operazioni, la banchina Favaloro si riempiva di persone.

Questa notte sono giunte 208 persone. La maggior parte ha lasciato la Libia, anche se il loro viaggio ha origini ben più lontane. Afghanistan, Pakistan, Siria, Sudan, Etiopia.

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Dalle città di Zauwia, Tripoli e Ras Agadir sono partiti i barconi carichi di rifugiati provenienti da aree di conflitto in due continenti, inclusi bengalesi, marocchini, egiziani. Al molo, molti raccontano di essere fuggiti da nazioni dove protestare, ribellarsi o manifestare è diventato sempre più pericoloso, se non proibito. Tra i passeggeri ci sono famiglie intere, madri con bambini e ragazzi che viaggiano da soli.

Ad eccezione di un barcone che trasportava 141 persone, tutti gli altri erano su imbarcazioni più piccole o gommoni, ognuno con circa venti passeggeri. Questa è ormai una tendenza costante sulle rotte del Mediterraneo centrale, sia quelle che partono dalla Libia sia quelle dalla Tunisia. In totale, dall’isola sono arrivate 592 persone su 17 diverse imbarcazioni. E il mare continua a essere un luogo di continue richieste di soccorso.

Ventidue individui – segnala da ore Alarm phone – sono alla deriva su un gommone nella zona di ricerca e soccorso di Malta. “Hanno perso la rotta e non sanno più dove dirigere. Le autorità sono state informate 14 ore fa, ma ancora non hanno risposto”, lamenta il gruppo di attivisti. Sul canale 16 delle emergenze, si susseguono decine di segnalazioni.

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A Lampedusa si attende un’altra giornata di intensi arrivi, mentre in mare le motovedette della Guardia di Finanza riprendono a cercare imbarcazioni in difficoltà per trasferire i naufraghi in Albania.