Un nuovo colpo alla legislazione italiana potrebbe arrivare dalla Corte di giustizia europea, mettendo a rischio il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, pilastro della politica di “protezione dei confini” del governo di Giorgia Meloni, così come di molti governi precedenti.

Il caso di Kinsa

Al centro della vicenda c’è la storia di una donna congolese, nota come O.B. o Kinsa, un nome scelto per narrare il suo percorso senza influenzare la nuova vita che sta cercando di costruire con sua figlia. Nel 2019, è arrivata a Bologna da Casablanca con sua figlia di otto anni e una nipote di tredici anni, affidatale dalla sorella morente. I loro documenti, però, erano falsi e sono stati fermati all’immigrazione.

Kinsa era spinta dall’urgenza di un conflitto armato, sentendo la propria vita e quella delle ragazze in pericolo, senza tempo per navigare la burocrazia e i rischi di corruzione, o di allertare il governo che stavi cercando di fuggire. Arrestata, le ragazze sono state messe in una struttura per minori e ci sono voluti mesi perché Kinsa fosse rilasciata.

La compatibilità del reato con le normative europee

La storia potrebbe sembrare comune, ma ha innescato un dibattito legale internazionale che ha portato alla Corte di giustizia europea uno dei reati più controversi del sistema giuridico italiano. Grazie all’intervento dell’avvocata Francesca Cancellaro, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è ora sotto esame. Recentemente, questo reato è stato persino inasprito nell’ambito della campagna contro il traffico di esseri umani annunciata dalla premier Meloni.

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L’avvocato generale Richard de la Tour ha evidenziato che la legge, almeno in parte, non è compatibile con le direttive europee.

“È il giudice a decidere”

Secondo de la Tour, sebbene gli stati possano penalizzare chi facilita il passaggio illegale delle frontiere, la direttiva 2002/90 consente agli stati di non applicare sanzioni se il favoreggiamento è per assistenza umanitaria. In Italia, chi aiuta qualcuno a entrare illegalmente nel paese può essere condannato a due-sei anni di carcere, più una multa di 15.000 euro per ogni persona aiutata, indipendentemente dall’intenzione profittevole o umanitaria.

“Differenza tra scopi umanitari e lucro”

La legge italiana non consente attualmente ai giudici di distinguere tra chi agisce per necessità o umanitarismo e chi per profitto. Kinsa, che ha utilizzato documenti falsi per proteggere la vita della figlia e della nipote, rischia fino a sei anni di carcere.

Il giudice deve poter distinguere tra chi agisce con intenti umanitari o per necessità e chi agisce per lucro.

La Corte deciderà a breve

Il termine “esclusivamente” potrebbe cambiare le sorti di molte persone. L’Arci ‘Porco Rosso’ di Palermo, attiva nel supporto legale e sociale, indica che negli ultimi 10 anni, oltre 3.200 migranti sono stati arrestati per favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. La decisione della Corte, attesa nei primi mesi del prossimo anno, potrebbe riscrivere molte sentenze e dare nuova speranza a chi cerca giustizia.

La decisione è attesa per i primi mesi di gennaio e potrebbe rappresentare un ulteriore contrattempo per il governo, ma una nuova possibilità per molti.