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Migranti, nave militare diretta in Albania con 16 persone: Mattarella richiama solidarietà

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Di Elio Ferri Elio

Migranti, partita la prima nave della Marina verso l’Albania: 16 persone a bordo. Ma Mattarella ricorda: “Obiettivi di solidarietà base della nostra Carta. L’accoglienza è attività permanente”

Partita da Lampedusa, la nave della Marina Militare Libra salpa verso l’Albania con il primo gruppo di migranti selezionati per essere trattenuti oltre l’Adriatico: a bordo ci sono sedici persone, tutte adulte e considerate non vulnerabili. L’operazione, annunciata nei giorni scorsi dal ministero dell’Interno, è una prova pratica del nuovo protocollo che ora si misura con tempi stretti, vincoli giudiziari europei e forti implicazioni politiche.

La Libra, pattugliatore lungo circa 80 metri, ha lasciato l’isola e naviga verso il porto di Schengjin, dove è previsto un secondo controllo sanitario e amministrativo prima del trasferimento in strutture nel retroterra albanese.

Chi è stato selezionato e perché

Sull’imbarcazione sono rimasti soltanto uomini adulti non vulnerabili, individuati grazie a uno screening iniziale svolto a bordo. Tra i sedici trasferiti risultano cittadini provenienti dall’Egitto e dal Bangladesh, paesi che il governo italiano considera “sicuri” ai fini delle procedure accelerate.

Le persone considerate fragili — donne, minori, persone con gravi problemi di salute o vittime di tortura — sono state sbarcate a Lampedusa e inserite nel normale circuito di prima accoglienza, in attesa della valutazione delle commissioni territoriali per l’asilo.

La fase di trasferimento e i numeri della nave

La Libra viaggia a circa 20 nodi e, se confermate le stime, raggiungerà il porto albanese tra martedì sera e mercoledì. La Guardia di Finanza ha impiegato motovedette per il trasbordo: le operazioni si sono svolte nell’area Sar di competenza italiana, a una ventina di miglia da Lampedusa.

Testimonianze e immagini fornite da fonti di ong hanno documentato le attività notturne attorno al pattugliatore, che è già noto per precedenti missioni di salvataggio e per vicende giudiziarie legate a incidenti del passato.

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Cosa succede in Albania

All’arrivo a Schengjin i trasferiti saranno sottoposti a un controllo supplementare nell’hotspot locale; in seguito verranno condotti a Gjader, dove l’Italia ha preso in consegna alcune strutture recentemente ristrutturate.

Struttura Destinazione Capacità (posti) Stato attuale
Centro trattenimento richiedenti asilo Gjader 880 Operativi 400 posti al momento
CPR (centro per il rimpatrio) Gjader 144 Pronto per l’uso
Piccola struttura detentiva Gjader 20 Disponibile

Nei fatti, i migranti inviati in Albania potranno rimanere trattenuti con un provvedimento firmato dal questore di Roma e convalidato, se così decideranno i giudici, entro 48 ore; la procedura accelerata prevede un esame dell’istanza d’asilo in circa quattro settimane, con l’ipotesi del respingimento e conseguente rimpatrio per i casi ritenuti infondati.

  • Impatto immediato: pochi posti operativi e incertezze legali limiteranno il numero effettivo di trasferimenti;
  • Conseguenze legali: la sentenza della Corte di giustizia europea potrebbe bloccare parte del meccanismo;
  • Per i migranti: distinzione netta tra chi resta in Italia (vulnerabili) e chi viene trasferito all’estero (considerato non a rischio).

Il nodo giudiziario europeo

Il protocollo italiano ora si scontra con una pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione europea del 4 ottobre: i giudici hanno ribadito che la qualifica di “Paese sicuro” non può prescindere da garanzie effettive contro persecuzioni o trattamenti inumani in qualsiasi area del territorio e per ogni persona. Secondo valutazioni successive, molti degli Stati che la Farnesina inserisce nell’elenco non soddisferebbero questo standard.

Questo orientamento ha già avuto effetti pratici: alcuni tribunali italiani — tra cui il caso recente a Palermo — hanno negato la convalida del trattenimento per cittadini di paesi ritenuti insicuri alla luce della sentenza di Lussemburgo.

Le reazioni politiche

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha confermato la volontà del governo di proseguire con il piano e di utilizzare gli strumenti giudiziari italiani per contestare le decisioni giudiziarie considerate ostative. Ha annunciato che lo Stato intende difendere la validità delle proprie scelte con ricorsi e impugnazioni nelle sedi competenti.

Dal centrosinistra è arrivata però una critica dura: secondo il deputato Matteo Orfini la linea del ministero tradirebbe una scarsa attenzione al rispetto delle regole e al ruolo della magistratura, accusata di essere bersaglio di attacchi ingiustificati.

Sul fronte albanese, il premier Edi Rama ha sottolineato che le strutture non sono luoghi da cui i migranti possano uscire liberamente e che l’Albania non intende farsi carico di responsabilità sugli eventi interni alle strutture gestite secondo gli accordi con l’Italia.

Un monito istituzionale

Nel giorno in cui partiva il primo trasferimento, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato l’attenzione sulla necessità di politiche che coniughino controllo delle frontiere e strumenti di integrazione. Mattarella ha ricordato il ruolo dei centri di orientamento e l’importanza del volontariato e dell’accoglienza nella costruzione di percorsi di inclusione sociale.

Le prossime settimane saranno decisive per capire se l’operazione pilota sarà estesa o resterà circoscritta a poche partenze, e soprattutto se il quadro giuridico europeo impedirà l’applicazione su larga scala del protocollo.

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