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Scena del crimine: droni, laser e spettrometri ridisegnano i sopralluoghi

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Di Elio Ferri Elio

Sulla scena del crimine droni, laser e spettrometri. Ecco come sarà il sopralluogo del futuro

Oggi a Roma il Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche ha mostrato come le indagini del futuro si stanno trasformando: test sul campo e in laboratorio hanno messo a confronto tecnologie come droni, sensori e spettrometri con le tradizionali procedure di sopralluogo. Il risultato indica cambiamenti concreti nella raccolta delle prove e nella rapidità delle analisi, con possibili ricadute immediate per investigazioni complesse come omicidi o sequestri di laboratori clandestini.

Prove sperimentali nel laboratorio del RIS

Nelle settimane scorse, in un ambiente controllato del laboratorio sperimentale del RIS di Roma sono state ricostruite scene di reato di diversa natura, dalla scena di un omicidio a un laboratorio di produzione di sostanze e ordigni. Le simulazioni hanno coinvolto team interni e partner esterni per valutare strumenti e metodologie.

I dati raccolti durante le esercitazioni sono stati poi confrontati con quelli ottenuti seguendo i consueti protocolli investigativi, per capire dove le nuove tecnologie possano effettivamente aggiungere valore operativo senza compromettere la correttezza delle procedure forensi.

Quali tecnologie sono state testate

  • Droni: ricognizione aerea per mappare rapidamente aree estese e rilevare elementi non visibili da terra.
  • Sensori e laser: per rilievi tridimensionali e misurazioni precise della scena, utili a ricostruzioni fedeli degli eventi.
  • Camere iperspettrali: identificazione di materiali e tracce non percepibili con la fotografia tradizionale.
  • Spettrometri: analisi chimiche in situ per individuare residue di sostanze esplosive o stupefacenti.

Perché la novità è importante

L’integrazione di questi strumenti promette tre benefici principali: accelerare i tempi di sopralluogo, aumentare la quantità e la qualità delle informazioni raccolte e ridurre il rischio di contaminazione delle prove. In scenari complessi, come un laboratorio clandestino, poter identificare rapidamente sostanze o elementi strutturali può orientare decisioni immediate delle forze dell’ordine.

Tuttavia, l’adozione non è solo tecnologica: richiede aggiornamenti delle procedure, formazione specialistica e attenzione alla gestione della catena di custodia e alla validità probatoria dei dati raccolti sul campo.

Implicazioni pratiche

  • Maggiore velocità nelle prime fasi d’indagine, con ricadute sui tempi processuali.
  • Possibilità di eseguire analisi preliminari in loco, limitando trasferimenti e conservazione impropria delle prove.
  • Necessità di nuove linee guida per certificare l’uso forense di sensori avanzati e immagini iperspettrali.
  • Richiesta di collaborazioni più strette tra forze dell’ordine, centri di ricerca e industria tecnologica.

La presentazione romana, voluta dal comando guidato dal generale Iacopo Mannucci Benincasa, segna dunque un passo verso indagini sempre più dipendenti dai dati e dalla sensoristica avanzata. Resta aperta la partita sull’integrazione normativa e formativa: l’innovazione tecnica deve procedere insieme a regole che ne garantiscano l’affidabilità giudiziaria.

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