Dopo due anni di attese e procedure legali, l’ente sanitario umbro ha approvato la richiesta di suicidio assistito per Laura Santi, una giornalista di Perugia, affetta da sclerosi multipla. “Finalmente posso scegliere liberamente,” ha commentato. La decisione non implica che procederà immediatamente, ma rappresenta una vittoria personale e collettiva nel diritto di scegliere il proprio destino di fronte a una malattia incurabile che la tormenta sia fisicamente sia psicologicamente.

Laura Santi, cinquantenne, è diventata la nona persona in Italia, e la prima in Umbria, a cui è stato concesso il diritto al suicidio assistito con il supporto dell’associazione Luca Coscioni.

Il percorso di Laura

Dopo aver inoltrato la sua richiesta di accesso al suicidio assistito due anni fa, seguita da denunce, diffide, un’istanza d’urgenza e un reclamo per accelerare i tempi di risposta dell’ente sanitario, è stato finalmente emesso un parere favorevole da parte della commissione medica. Quest’ultima ha confermato che Laura Santi soddisfa tutti i quattro criteri stabiliti dalla sentenza della Corte Costituzionale nel caso Cappato-Dj Fabo, che ha legalizzato il suicidio assistito in Italia.

La Direzione Sanitaria, con la partecipazione della Commissione medica, ha richiesto una riunione per definire il farmaco e le modalità di procedura, che si terrà nelle prossime settimane.

La decisione dell’ente sanitario umbro

La relazione medica ha confermato che Laura Santi è in grado di autodeterminarsi, soffre di una malattia irreversibile che le causa dolore fisico o psicologico intollerabile e dipende da trattamenti di supporto vitale.

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La commissione ha riconosciuto il requisito del trattamento di supporto vitale, inizialmente contestato, anche in base all’ultima sentenza della Corte Costituzionale, che chiarisce come alcuni trattamenti necessari per mantenere le funzioni vitali del paziente debbano essere considerati come tali.

Precedenti di suicidio assistito in Italia

Prima di Laura Santi, altre persone in Italia, come Federico Carboni e le signore “Gloria” e “Anna”, hanno ricevuto l’autorizzazione e hanno proceduto con l’autosomministrazione del farmaco letale. Altri, come Stefano Gheller e “Antonio”, hanno scelto di non procedere dopo aver ottenuto l’approvazione.

L’associazione Coscioni: “Tempi di attesa insostenibili”

“Da anni combatto per il diritto di scelta alla fine della vita, una lotta iniziata ben prima che la mia condizione peggiorasse,” afferma Santi. “Finalmente mi sento veramente libera di scegliere.”

La lunga attesa per una risposta è stata criticata per l’aggiunta di sofferenza. “Se ci fosse stata una legge regionale che garantisse tempi certi per le verifiche, avrei risparmiato circa due anni di attesa,” spera che il prossimo Consiglio regionale possa discutere e approvare la proposta di legge ‘Liberi Subito’, promossa da due anni dall’associazione Luca Coscioni.

Marco Cappato e Filomena Gallo, della stessa associazione, evidenziano la determinazione di Laura nel lottare per i suoi diritti, nonostante le difficoltà e l’ostilità incontrate.