Forse è stato il biennio trascorso in una semi-oscurità o la mancanza di sfilate live, o magari il torpore causato dall’umidità di Milano, ma entrare al Metropol per la sfilata di Dolce & Gabbana è stato un vero spettacolo di luci. Il locale sembrava la strada principale di un paese meridionale durante la festa del santo patrono, con imponenti decorazioni luminose (provenienti direttamente da Catania) che si riflettevano sulla passerella. Non a caso, il tema dello show era Light therapy, un chiaro invito degli stilisti a riabbracciare la luce, sia quella solare che quella delle festività. «È il momento di uscire e riaprirsi alla vita, alla felicità, agli altri» hanno commentato Domenico Dolce e Stefano Gabbana nel backstage, entusiasti di poter nuovamente interagire dal vivo con il pubblico. «Le sfilate digitali sono state un supplizio per noi, fredde come spaghetti congelati; mancava la scintilla del live, quella imperfezione che rende tutto più autentico».
Questa volta, l’emozione era palpabile, con 95 modelli, l’80% dei quali italiani ma rappresentativi di un’Italia multietnica, dalle seconde e terze generazioni di immigrati, con pelli scure o tratti asiatici. Hanno indossato una collezione che trae ispirazione dall’anno 2000, «un periodo in cui, in piena era del minimalismo, noi decidemmo di puntare sul massimalismo, e fu un trionfo», racconta sorridendo Stefano Gabbana.
Su una colonna sonora che rivisitava un successo del 2000, You See the Trouble with Me di Black Legend, i modelli hanno sfilato indossando abiti riccamente decorati con pietre colorate che riflettevano la luce in tutte le direzioni, spesso abbinati a completi neri Sicilia, maglie trasparenti, giubbotti e pantaloni cargo, giacche in jeans e jeans ampi. La light therapy si manifestava anche attraverso l’uso di tessuti riflettenti, come il raso, la seta, il satin e i broccati.
La collezione celebrava la luce e il colore, con abiti in tinte forti e camicie in contrasto, come il completo giallo abbinato a una camicia di seta verde, o il rosso con una camicia rosa, o ancora il verde con una camicia turchese. Altri elementi chiave erano il richiamo all’Italia (celebrata con T-shirt con scritte come «made in Italy» o «orgogliosamente italiano») e una nuova concezione del sexy, richiamando gli anni 2000 «quando David Beckham inaugurò un nuovo tipo di edonismo maschile», spiegano gli stilisti.
Hanno anche presentato una serie di slip da bagno bianchi, con chiusure gioiello, pietre colorate o completamente ricoperti di strass, seguendo il motto too much is never enough. Un approccio decisamente appropriato per chi è pronto a lasciarsi alle spalle periodi difficili come quelli appena trascorsi.
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Federico D’Angelo, specialista del benessere e delle tendenze moderne, offre consigli pratici per uno stile di vita equilibrato e ispiratore, adatto alle sfide quotidiane.
