La Biennale Teatro si apre sotto la direzione artistica di Willem Dafoe con uno spettacolo che fonde Shakespeare e il teatro giapponese: Mugen Noh Otello di Satoshi Miyagi. Il cartellone di quest’anno, pensato come un viaggio tra culture e linguaggi diversi, mette in scena temi attuali — dal lutto all’accoglienza, dalla cura degli anziani all’identità — e offre al pubblico occasioni di riflessione immediate e concrete.
In scena, il primo colpo d’occhio è su Desdemona: una presenza eterea, vestita di bianco, che ritorna dalle tenebre per raccontare la sua versione della tragedia. Miyagi rilegge l’opera del Bardo attraverso il codice dell’antico Teatro Noh, aggiungendo l’elemento onirico insito nel termine «mugen» per trasformare la vicenda in un rito di memoria e rimorso.
Una rilettura che parla di rimpianto
La spettacolarità è misurata: pochi gesti, movimenti codificati e un’atmosfera sospesa che mette al centro la voce interiore di Desdemona. Il regista richiama un proverbio della tradizione giapponese sulla persistenza dei rimorsi, suggerendo che le colpe non si cancellano con la morte ma richiedono una riconciliazione ancora da compiersi.
La linea curatoriale di Dafoe
Per il suo secondo anno alla guida artistica, Dafoe abbandona in parte l’orizzonte europeo dell’edizione precedente e apre il festival a pratiche teatrali meno note al pubblico occidentale. Il titolo scelto, Alter Native, indica la volontà di esplorare forme che cambiano il modo di guardare se stessi e gli altri.
Questa scelta si traduce in programmazione che privilegia incontri ravvicinati con comunità, residenze e performance che mettono in gioco il corpo, la memoria e la cura.
Proposte che mettono in scena l’alterità
Alcuni esempi che illustrano il filo conduttore del cartellone:
- Promemoria di Davide Iodice — uno spettacolo-performance dentro la residenza per anziani San Giobbe: spettatori accompagnati nei corridoi e nelle stanze per confrontarsi con il tema della fragilità e della cura.
- Romance familiare di Mario Banushi — trilogia sul lutto che ha ottenuto il Leone d’argento, dove la perdita viene esplorata in forma familiare e rituale.
- Cries di Christos Stergioglou — performance fisica e non verbale che affronta le sofferenze dei rifugiati, dei migranti e delle vite sfruttate, affidando il racconto al corpo degli interpreti.
- Omaggi a figure chiave: Emma Dante, insignita del Leone d’oro per il suo lavoro (con la messa in scena di I fantasmi di Basile), e una mostra dedicata a Bob Wilson, a un anno dalla sua scomparsa.
Tra i comuni denominatori: l’attenzione alla dimensione sensoriale, la ricerca di un linguaggio che trascenda la parola e la scelta di contesti non convenzionali — dalla sala teatrale alla struttura socio-sanitaria — per favorire l’incontro diretto fra artisti, tempi della vita e pubblico.
Perché conta oggi
In tempi in cui migrazione, invecchiamento della popolazione e crisi delle istituzioni culturali sono questioni centrali, la Biennale propone spettacoli che non solo raccontano questi temi ma li fanno vivere agli spettatori. Le performance qui programmate offrono strumenti per comprendere meglio conflitti e dolore collettivo, proponendo il teatro come luogo di testimonianza e cura civica.
La presenza di artisti internazionali e la scelta di lavorare con comunità specifiche segnalano inoltre un’idea di festival come piattaforma di scambio culturale: non solo intrattenimento, ma un palcoscenico dove emergono punti di vista diversi e si costruisce una discussione pubblica sul presente.
Per orientarsi nel cartellone, ecco i punti salienti in breve:
- Apertura: Mugen Noh Otello (Satoshi Miyagi) — Shakespeare via Noh, tema: rimorso e memoria.
- Residenze: Promemoria (Davide Iodice) — teatro partecipato nella residenza San Giobbe, tema: fragilità e cura.
- Temi sociali: Cries (Christos Stergioglou) — migrazione e violenza, comunicazione non verbale.
- Premi e omaggi: Mario Banushi (Leone d’argento); Emma Dante (Leone d’oro); mostra su Bob Wilson.
La rassegna si propone dunque come una lettura del presente attraverso forme performative diverse: uno spazio dove il pubblico è chiamato a guardare, ascoltare e partecipare a pratiche che interrogano la società. Per lo spettatore, l’opportunità è doppia: essere testimone di linguaggi meno familiari e riflettere sulle implicazioni sociali dei contenuti proposti.
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Giulia Moretti, esperta dei mondi culturali e del cinema, condivide approfondimenti esclusivi sulle celebrità e sui retroscena dello spettacolo italiano.
